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Archive for maggio 2010

DUE GIOVANI TORI

Nascevi in una casetta accanto al bosco,
ricca solo d’amore e d’onestà.
Da piccolo, la mamma ti portava,
a sentir di quell’Uomo…
la passione!
Nel tuo cuore crescevano gemme vere,
non quelle di cristallo,
che non danno calore, né profumo.
Quando ti ammalasti,
a pianger di nascosto era tua madre,
col viso schiacciato nel cuscino.
Non c’erano soldi ed il tuo pollaio…
due per volta, se lo portò il dottore.
Ma col passar delle stagioni,
divenisti un cucciolo di toro.
E cantavi, correndo a piedi nudi,
cantavi l’allegria d’essere nato,
ricco di spazio, d’erba e di profumo.
E sempre senza soldi,
festeggiavi lo stesso il compleanno,
cogliendo intorno, tutte le viole.
Che le viole, nascono pei poveri,
infatti si nascondono nei boschi,
sotto le foglie.
Bussarono alla porta una mattina
e un uomo,
mai veduto prima,
ti ordinò, con voce da padrone,
di seguirlo fino alla caserma.
Così, senza ragione,
ti trovasti la divisa addosso
ed un fucile stretto nelle mani.
Ti fanno camminar per lunghi treni…
ti dicono di uccidere per primo,
uccidere?
Ma se un modesto bruco,
attraversava, per caso, il tuo sentiero,
il piede alzavi…per non fargli male!
Una mattina…
– Ecco… laggiù… il tuo nemico…
Spara!
Ma tu riuscivi a veder soltanto un uomo,
mentre tentava di prender col cappello,
una farfalla.
– Spara!
Ti ci volle del tempo per capire,
che dovevi sparare proprio a quello…
che voleva catturare una farfalla.
Lo guardasti. Anche lui ti guardò
e quegli occhi… li riconoscesti:
erano quelli dell’Uomo sulla croce!
Veniva dai monti come te
e i suoi capelli come girasoli.
– Spara!
Perché non muoiono tutti i generali?
Ti hanno cercato quando avevi fame?
Con che diritto, decidon la tua vita,
senza lasciarti scampo?
Se tu lo ascolti…ucciderai un fratello,
se ti rifiuti… ti colpirà alla schiena!
Non bastano gli inverni,
a riempir di croci, i cimiteri…
ora ci si son messi i generali,
a metter croci, sulla primavera!
Se tu gli spari…
cadrà dentro quel fosso, ed il suo sangue,
non servirà neppure…
quale fertilizzante per la terra.
E la sua bocca, piena di promesse,
di parole non dette, di sorrisi…
albergherà per sempre,
fango e sassi!
Capisti che aveva gli stessi tuoi pensieri,
infatti, non tentò neppure…
di prendere dal ramo, il suo fucile.
– Spara!
Non lo ascoltare.
Non ascoltar le sue ragioni,
non ce ne sono.
Non ce n’è una, che possa giustificar
la guerra!
Non ce n’è una, che possa giustificar
la morte!
-“ …morire in battaglia è un grande onore”…
ma lui rimane dietro!
– “…tua madre è fiera di portare sul petto
la medaglia”…
ma avanti manda te!
Fra quei due, chi è il tuo nemico…lo sai!
E allora?
Voltati e spara!
Spara contro il suo petto!
Scaricagli tutto il tuo fucile:
gliene farai due di favori,
gli daranno la medaglia d’oro
e la mamma ne vanterà l’ onore.
Così, mentre lui verrà sepolto,
con il drappo nero sulla bara,
voi giovani tori…
tornerete nei campi a seminare.

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prova

NINNA NANNA ALL’ITALIA

Proviamo ad immaginare che la Terra, stanca dalle continue violenze cui la sottopone l’uomo, decida di punirlo e quasi umanizzandosi, pensa di sacrificare una piccola parte di sé, nella speranza di riuscire a salvare il resto della Terra, dall’umana follìa.

In suo aiuto accorrono:

Il Sole

La Luna

La Morte

Il Vento

Sentiamo cosa ci dicono:

IL SOLE

Astri, ascoltate…

Un Paese vuole morire!

Quel dolce Paese disteso sul Mediterraneo.

Questa Terra ferita, offesa ed umiliata,

al suo stesso mare ha chiesto aiuto.

I giovani sbandati, senza credo,

presi da panico e sconforto,

si sono messi ad adorar la droga,

come un moderno dio.

L’Uomo…

Che ancor non ha capito,

quanta fortuna ha avuto ad esser nato!

Lui cammina, corre, parla e ride

e ascolta il suono dolce della vita.

L’Uomo,

vita nell’Universo!

Quante cose belle ha costruito!

Strade, città, arte e poesia,

tessendone nei secoli la storia.

Guardatelo nei campi,

quando semina il grano,

com’è delicato con i semi,

tenero con i piccini,

forte nel dolore,

dolce nell’amore,

porco nel potere, bestia immonda!

E la cancrena che gli cresce dentro

la coltiva,

leccandosi le piaghe, con la sua lurida lingua.

Oh! Tu! Padrone del creato,

Tu che all’Uomo tutto hai regalato:

I prati, l’acqua, le sementi…

null’altro gli serviva!

Guarda cosa ne hanno fatto,

non dividono i frutti

ed i fratelli muoiono di fame!

Tu,

che per essi, Tuo figlio hai sacrificato,

a che è servito?

Se sulla Terra ritornasse ancora…

non diversa sarebbe, la sua fine!

Tu,

che a Noè dicesti “non più diluvi…

da solo si distruggerà”…

E’ forse questa l’ora che aspettavi?

No! Non farlo!

Sulla Terra c’è ancora qualcosa

da salvare…

Salva la gente che lavora e stanca,

torna a casa la sera.

Salva il bambino ignaro, sulla soglia…

salva la mamma, il cucciolo, l’agnello.

Salva il coniglio, il lupo

e il poverello…

che si addormenta stanco, su un portone.

Salva il pulcino

e la vecchina che sola, sola, prega.

Che male fanno?

Se non mi ascolti, resterai più solo

che al principio…

né potrà più tornar Tuo figlio,

a salvare chi?

Salva il ragazzo che suona la chitarra

e quel pittore che dipinge un fiume…

salva la vita all’uomo che hai creato

a somiglianza Tua.

Tutta la Terra sta implorando aiuto,

se non è amore questo, dimmi cos’è.

Se la madre di Francesco d’Assisi vuole morire…

devi fare qualcosa!

Se l’uomo credendosi forte,

dimostra di non capire niente…

devi fare qualcosa!

Pensa a cosa resterà dopo quel fungo!

L’esplosione distruggerà l’ozono

ed i miei raggi saran così potenti…

da far bollire anche l’acqua del mare.

Attento uomo!

Che ne farai del tempo che hai vissuto?

Rifletti!

Un morto, muore veramente solo quando…

non c’è più nessuno a ricordarlo.

Fermati!

Sei ancora in tempo!

Non ci sarà più prezzo per pagare,

questo tuo orrore!

Oh|  Signore!

Manda una peste nuova sulla Terra.

Una peste che uccida solo i potenti

e tutti quelli che fabbricano armi

e che non ne risparmi neanche uno,

così che tutti i frutti del lavoro

e tutto il sudore della gente…

non sia sprecato più per riempire,

le povere viscere terrestri,

di quelle orrende fabbriche di morte.

Ma venga tolto l’incubo dal mondo

e dare all’uomo la voglia di cambiare,

per farlo finalmente maturare…

e utilizzare tutto quanto l’oro,

per migliorar la vita a chi rimane,

per trasformar l’inferno in paradiso,

in questo viaggio, fatto tutti insieme…

sopra lo stesso treno!

LA LUNA

Sono l’amica del silenzio, sono la Luna.

Non c’è uomo, nell’ombra della sera,

che non mi abbia svelato i suoi segreti,

nel tempo che fioriscono le viole…

Se buono nasce l’uomo,

cos’è che lo trasforma con il tempo?

Perché schiavo ancora lo rende,

l’antica musa del potere?

La grassa vacca insaziabile,

vecchia di duemila secoli e mai stanca.

Nella sua bocca si perdono,

il sudore, la speranza, le illusioni.

Tutti i sogni dei banchi di scuola,

s’infrangono come cristalli

e muoiono, come onde sulle rocce,

nella fine di ogni possibile speranza!

Oh! Giovane!

Non lasciarti ingoiare.

Non guardare in quella orrida,

avida gola…

alla volpe astuta, ruba l’arte:

osserva le termiti, sono piccole,

quasi non le vedi,

eppure…

sanno tutte insieme unirsi

e un immenso toro divorano…

in un minuto solo!

Quanti tori ci sono sulla Terra?

Sono tanti, ma tanti meno di voi!

Nerone è in ogni uomo, quando vuol dominare,

è l’odio che lo spinge, non l’amore.

Non è per la gloria del Paese,

non per la pace uccide.

Che pace può venire dalla guerra?

Oh! Giovane!

Oh! Ragazzo!

Oh! Primavera della vita!

Dentro due laghi azzurri vuoi guardare,

non lasciarti accecare!

Nelle tue mani sono riposte le speranze,

tu solo sei il nemico di quel toro,

a te sorridono i fiori e le farfalle…

per essi…l’inverno si avvicina!

Ed è per questo,

anche per questo…ti farà morire.

Non cedergli il passo!

Chi grida nella notte?

Chi minaccia?

Oscure ombre di morti senza sepoltura.

Morti per te. Per la tua libertà.

Essi davvero hanno creduto!

No! Vaganti ombre!

Qui nessuno urla, o minaccia,

o si strappa i capelli.

Qui si china il capo rassegnati,

come dinanzi a un fato.

Oh! Misero Paese!

Voglio cantar per chi non ti conobbe,

per tutti quelli che non sono nati,

per tutti quelli che non nasceranno più.

Tu eri la primavera del mondo!

Da te nacquero poeti, eroi e

uomini di mente.

Chi pittore potrà rappresentare,

cos’erano i tramonti sul Tirreno?

E l’alba dall’Adriatico?

E i lagni di montagna?

E le dolci colline e le pianure?

Nulla in te, era sbagliato.

Sbagliati sono solo i figli tuoi!

Quando l’acqua, la terra avrà coperto

capiranno…

quello che con te, hanno perduto!

Stanotte…

io ti starò sempre vicina…

per tingerti d’argento tutto il mare…

per cantarti,

una lunga ninna nanna!

LA MORTE

Io sono la morte, ma non ho la falce,

come l’uomo mi vuole immaginare.

A me non serve!

Vorrei vedere qui questi potenti,

che dicono di avere nelle mani…

il destino di tutta l’altra gente.

Qui voglio vederli! Davanti a me!

Quelli che dettan leggi e sputano sentenze.

Voglio che mi mostrino il coraggio,

che dicono di avere…

con tutte quelle bocche di cannone.

Vederli diventar freddi, di ghiaccio

per la paura che hanno di morire!

Troppi ne ho visto,

piangere forte, senza alcun ritegno.

Per quante accuse mi si voglion fare,

non c’è altra cosa che è più giusta!

Non guardo in faccia alcuno e mi comporto

con tutti,

nella solita maniera.

Se l’uomo,

invece d’essere bambino…

provasse a diventare adulto,

prendere me dovrebbe,

per modello!

Se solo provasse a immaginare,

che la vita è una vacanza in casa altrui…

se quello che qui trova, rispettasse,

come fan tutti quanti gli animali,

sarebbe con ragione fiero,

d’essere uomo, invece ch’esser bestia!

Tutta la vita ha sempre combattuto

ed ignorato quanto bene c’è,

nella parola che si chiama…Pace!

Ma se neppur adesso si  decide,

a cambiar radicalmente la sua vita…

sicuramente si distruggerà.

E con lui dovrà finire,

anche la mia ingrata attività.

Senza pensar…

che quando io lo chiamo,

dovrà portarsi, quello che portava…

il giorno che approdò,

su questa Terra!

IL VENTO

Io sono il Vento e appena l’ho saputo…

son corso qui.

Dolce Paese, questo non devi farlo!

Non sai che tutto ciò che muore,

disturba l’armonia nell’Universo?

Come puoi scordare queste cose!

Io ti soffiavo piano nella sera…

per aiutar le piante a far l’amore,

portando loro il polline che dava,

tanti germogli nuovi, a primavera.

Non sempre sono buono!

Ti abbiamo fatto a forma di stivale.

per lasciarti dal mare, accarezzare.

Ti abbiamo dato l’acqua in modo giusto…

per rendere più verdi i prati tuoi.

Immensi sassi…dietro le tue spalle,

per proteggerti dal freddo dell’inverno.

Pure l’inverno ti faceva dono

e candidi gigli adagiava,

sulle cime di tutti i monti tuoi.

E la terra stanca ricopriva,

con candide coperte di cristallo,

per cullarla nel sonno e nel riposo…

e ridestarla, fresca in primavera.

Tu pensi all’erba, ai gelsomini e tremi.

Tremi per quello che sarà:

Non ci sarà più erba, né prati,

né gelsomini.

Non suono di campane o campanacci

di mucche,

nei verdi pascoli montani.

Non ci saranno più suoni,

o voci,

o canto di pastore.

Non ci sarà nessun rumore,

non ci sarà nessun vivo rumore!

Ma silenzio… silenzio…

impietoso, inesorabile silenzio.

Non canto d’uccelli,

non zampilli d’acqua fresca,

non pioggia nei tuoi capelli,

né suono di cornamuse,

perché la vita se ne andrà…

perché la vita se ne andrà!

Sarà un lungo arido, deserto muto.

Né potrai brillar com’altra stella,

inutile avanzo.

Inutile avanzo persino per le stelle!

Per questo vuoi morire.

Dolce Paese…

parlerò io con i figli tuoi

e con tutti gli abitanti del pianeta.

Gli griderò che cosa stan facendo.

Non è anche di loro questa Terra?

Che se ne fanno quando l’han bruciata?

Quando neppure un sasso ne rimane?

Avranno pure un poco di cervello!

Se non lo fanno in nome dell’amore,

dovranno farlo per la convenienza.

–       Tu sei Vento e al vento parlerai…

ma se riuscirai a far capire loro,

che la vita non ha prezzo per nessuno,

se riuscirai a ridargli la ragione,

a distruggere ogni causa di morte,

a dividere il pane col fratello,

forse…

Ma l’uomo ha decretato già!

L’Italia si addormenta a poco… a poco…

Il mare la ricopre piano… piano…

Tutti i suoi monti vanno scomparendo:

il monte Bianco… il monte Rosa.

Piange la Luna, piangono le Stelle…

e piange pure il Vento con il Mare…

L’Italia… muore!

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