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Archive for marzo 2011

LA VIOLENZA GENERA VIOLENZA
Le leggi si ripercuotono sulla popolazione e se sono sbagliate è giusto che la popolazione si ribelli!
Smettiamola con l’ipocrisia che è solo la violenza popolare da condannare. Smettiamola di definire violenta una popolazione che manifesta a gran voce il proprio NO a leggi vergognose, leggi da far rabbrividire chiunque conservi ancora un minimo di onestà, leggi che danneggiano la popolazione per favorire le cosche mafiose e politiche, leggi studiate per impedire alla magistratura di perseguire i criminali. La violenza va condannata chiunque ne faccia uso, anche quella esercitata dal governo, perché un governo che impone queste le leggi, è un governo violento e in questo modo autorizza la popolazione a fare violenza anche se finora limitata alla sola voce. Che dovrebbe fare una popolazione offesa nella dignità, per riaffermare il proprio diritto ad essere ascoltato e a non dover accettare leggi che violano la propria coscienza? Subire come caproni ogni cosa o ribellarsi? Una popolazione ha il dovere di obbedire alle leggi ma anche quello di rigettarle qualora calpestino i propri principi. Se si vuole condannare la violenza è necessario comportarsi in primis, da non violenti. Nessuno può permettersi di usare due pesi e due misure. Non si può prendere a calci un cane e pretendere ti lecchi le scarpe, il cane se lo prendi a calci mostra i denti e ti azzanna, questa è una legge di natura e volerla cambiare è pura follia. Quindi un governo che emana leggi contro la popolazione è un sacrosanto dovere porsi CONTRO il governo. Quel che sta succedendo in Parlamento è la dimostrazione che il nostro governo se ne frega degli interessi che riguardano la popolazione, ma pensa solo ed esclusivamente ai propri interessi e questo è intollerabile. Una Democrazia DEVE essere composta dai rappresentanti della maggioranza, ma anche da quelli della minoranza, che rappresentano una parte importante della popolazione. Si impone quindi il rispetto di quella parte della popolazione che non ha votato il governo e non per questo merita di essere emarginata. Imporre leggi con la forza, fregandosene della condivisione o il parere dell’opposizione, è da condannare. Democrazia significa condivisione, significa anteporre alla obbligatorietà di una legge la discussione prima del voto, è solo la dittatura che impone le sue leggi. Gli italiani conoscono bene la dittatura e bene fanno a lottare con le unghie e con i denti contro chi aspira ad instaurarla. Una popolazione si definisce CIVILE proprio perché consapevole di cosa è giusto da cosa è sbagliato e un governo serio non può non tenerne conto. Un governo ha il DOVERE di lavorare in favore non contro il suo popolo, solo in questo modo la popolazione obbedisce altrimenti si ribella e nessuno deve permettersi di condannare un popolo desideroso di legalità e giustizia uguale per tutti. Vincere le elezioni non giustifica assolutamente né l’arroganza, né la violenza di sottomettere le altre istituzioni ai propri voleri. Vincere le elezioni non vuol dire divenirne i padroni. Vincere le elezioni non autorizza nessuno a disintegrare le regole scritte nella Carta Costituzionale del Paese ma ne impongono il rispetto. Con le votazioni non si vende al vincitore di turno il proprio Paese, ma di gestirlo al meglio negli interessi dei suoi abitanti e non dei vincitori. Un governo che non rispetta i principi della nostra Democrazia non può pretendere il rispetto dalla popolazione.
MORS TUA VITA MEA!

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12 DOMANE AL PRESIDENTE NAPOLITANO
Mi piacerebbe poter avere un colloquio con il Presidente della Repubblica, mi piacerebbe porgli alcune domande e sentire le sue risposte, mi piacerebbe che un comune cittadino potesse esprimere la propria opinione senza essere zittito, in quanto illogico, che a parlare di politica debbano essere solo gli addetti ai lavori. Un comune cittadino deve avere il diritto di esprimersi, senza essere tacciato di “populismo” o addirittura ridicolizzato come spesso avviene, invece al contrario, si chiedono pareri a personaggi di bassa levatura, solo in virtù di una presunta popolarità in qualche spettacolo di terzo ordine, mentre si zittiscono anche in malo modo, persone intelligenti e preparate, ma sconosciute alle platee. Purtroppo se una persona sconosciuta si permette di muovere critiche ai politici, viene subito accusata di essere “comunista, arruffa popolo o di fare demagogia” parole ricorrenti nel limitato vocabolario di chi fa politica, dove la demagogia è proprio il loro pane quotidiano. La politica riguarda tutti e ritenere insostenibile il parere di una persona che, pur non esercitando il mestiere di politico o di far parte dello spettacolo, è sbagliato. Se fossimo in grado di ragionare seriamente sulle cose, sapremmo che i problemi che riguardano gli operai della catena di montaggio, li conoscono i lavoratori che ci lavorano e non i dirigenti, che sulle loro comode poltrone, ne impartiscono i tempi.
Le domande che vorrei porre al Presidente della Repubblica sono queste:
1- Signor Presidente ritiene giusto che il capo del governo disattenda i compiti che gli competono per occuparsi dei suoi problemi personali?
2- Trova regolare che nel Parlamento siedano gli avvocati del Presidente del Consiglio che si occupano di risolvere i problemi privati del Presidente e non quelli che riguardano la popolazione?
3- Trova normale che il Parlamento italiano sia stato trasformato in un privato studio legale del Presidente del Consiglio dove oltretutto, gli avvocati vengono pagati dai contribuenti e non dalla persona per cui lavorano?
4- Trova normale vedere uscire dai tribunali i legali del presidente e poi correre in Parlamento a riscrivere o modificare una legge per difendere il loro cliente?
5- Trova davvero giusto che una persona accusata di mille reati continui a dirigere un Paese?
6- Ritiene normale che il Parlamento sia diventato il rifugio di criminali per sfuggire alla legge quando agli altri cittadini viene richiesto, per essere assunti come semplici impiegati, il certificato di buona condotta?
7- Ritiene giusto che inquisiti per mafia scrivano leggi per gente onesta?
8- Ritiene normale che nello stesso Paese la legge non sia uguale per tutti?
9- Trova giusto che le amanti del Presidente siedano in Parlamento e vengano pagate dai contribuenti?
10- Trova giusto che delle trote, solo perché figlie di politicanti, occupino posti importanti della pubblica amministrazione, guadagnando migliaia di euro mentre laureati con dieci e lode fanno i disoccupati o sottoccupati a 400 euro al mese?
11- Ritiene normali le votazioni fatte con la pubblicità ingannevole, che prometteva un milione di posti di lavoro, quando nella realtà se ne sono persi un milione di posti di lavoro e forse anche di più?
12- Ritiene giusto che la popolazione pur avendolo eletto è impedita a rescindere il contratto per mancato rispetto dello stesso?
Probabilmente mi risponderà che non compete a lei esprimere giudizi o prendere iniziative. Certo non dipende da Lei, non dipende da noi, non dipende dalle opposizioni… e allora? Dobbiamo rassegnarci al peggio? Dobbiamo aspettare che il nostro Paese finisca disintegrato? A chi compete la responsabilità? Gli italiani pagano milioni di euro a migliaia di politici, di presidenti, di alte cariche dello Stato e nessuno è responsabile di quel che succede? Nessuno può chiedere conto di quel che fanno? Mi dica Presidente: Se ci trovassimo sopra una nave che sta correndo contro gli scogli e… il capitano si rifiuta di cambiare rotta… gli ufficiali non lo facessero perché non è compito loro, i marinai perché non saprebbero da che parte cominciare… ma allora… che si farebbe? Ci lasceremmo sfracellare tutti contro gli scogli? O qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità di prendere in mano quel timone?

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IL SENSO DELLE PAROLE
Siamo arrivati a sfigurare persino le parole, a modificarne il significato, a sfregiarle. Come si fa a definire con la parola “responsabili” degli esseri ir-responsabili? Un tempo questa gente veniva definita “vigliacchi, spudorati, traditori, infami” sono queste le parole che meglio li rappresentano. Perché si è arrivati a stravolgere il significato delle parole con le quali siamo cresciuti? In nome di cosa? Come può un professore di lettere spiegare agli studenti che la “responsabilità” deve essere il primo dovere di una persona e solo se veramente responsabile è degno di rispetto? Come può un genitore pretendere dal figlio la “responsabilità” delle sue azioni, se questa parola oggi ha un significato macabro? Stando così le cose dobbiamo ammettere che gli ingranaggi del motore del nostro cervello sono andati in tilt. Un tempo quando ci si accorgeva che una persona travisava le parole, lo si portava immediatamente da un medico per vedere da cosa dipendesse la confusione, mentre adesso confondere è una norma generale. Siamo impazziti tutti? Senza rendercene conto travisiamo non solo le parole ma anche i fatti. Siamo arrivati a chiamare “missione di pace” la guerra, la prostituzione un encomio per fare carriera in special modo in politica, la disonestà una necessaria capacità, l’immoralità un vanto, il tradimento una maturazione intellettiva e l’avidità una dote di merito. A questo punto siamo tutti irresponsabili in quanto permettiamo la disintegrazione non solo delle parole ma di tutti i valori con i quali i nostri avi ci hanno educati. Questa maleducazione di massa sta scardinando alle fondamenta la società civile, ci sta riportando indietro nei secoli, ci sta trasformando in macchine senza motore, il nostro cervello non ha più autonomia propria, ma è manipolato da un ingranaggio infernale che ci plasma a piacimento come facevamo noi con la creta o la plastica. Cosa ci è rimasto di ciò che eravamo? Eravamo famosi nel mondo per creatività, avevamo artisti eccezionali in ogni campo, nella pittura, scultura, musica, poesia, eroi della resistenza e della giustizia morti per consegnarci un Paese libero e democratico e noi, quali esempi stiamo seguendo? La cultura è diventata cosa inutile, l’onestà un ingombro, la bontà un freno, il coraggio una fatica, la lotta per riappropriarsi della libertà un utopia. Abbiamo affidato la guida del nostro paese a mediocri faccendieri, gente senza cultura, senza storia, senza decoro, gente indegna sia per moralità che per intelligenza e che si arroga il diritto di cancellare il nostro sapere, di offuscare il nostro pensiero, di bloccare la cultura che ritengono un pericolo alla loro macroscopica ignoranza e proprio perché ignoranti e scarsi di intelletto, pretendono di fermare la crescita della popolazione di cui temono il valore, piuttosto che istruirsi a loro volta e imparare il rispetto e l’educazione, che giustificherebbe in parte, l’importante compito che indegnamente svolgono. La nostra colpa è di non combatterli, di non saper trovare il coraggio o la forza di cacciarli e subiamo, senza lottare soprusi, abusi e umiliazioni. Ci vergogniamo di loro, ci vergogniamo di essere rappresentati da gente che non ci rappresenta affatto, ci vergogniamo di non riuscire a dimostrare al mondo la nostra superiorità in ogni campo, la nostra distanza e la nostra dissociazione da ogni atto compiuto da questi signori, che ci offendono nella dignità, ma ci manca la forza di reagire, siamo troppo depressi e rassegnati al peggio, abbiamo smesso anche di sognare perché ciò che gli occhi vedono ce lo vietano. Eppure il sole sorge ancora e rischiara il mondo come sempre e i bimbi a gridare nel venire al mondo, benché non ne conoscono ancora niente. Che faremo trovare ai nostri figli, padri giganti a proteggerli e guidarli o molli larve smarrite e senza meta?
Svegliamoci! Non esistono dei in questo mondo e non devono esserci padroni. Impariamo dall’universo la lezione: passano gli anni e le stagioni, viene l’inverno e poi la primavera, nascono bimbi nuovi e muoiono i vecchi, passano gli uomini ma per l’universo nulla cambia. La luna continua a rischiarare le notti e il vento a respirare e se a morire è un mendicante o un re non fa differenza però, il dolore di una popolazione vittima di violenze e ingiustizie, disturba l’armonia nell’universo.

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Ma cosa ci sta succedendo? Come siamo arrivati a consegnare il nostro Paese ad una banda di malfattori? Com’è stato possibile che un governo di mediocri, inaffidabili burattinai sia arrivato a fare di una nazione un feudo prono ad un indegno padrone? Sono bastati venti anni per trasformare una popolazione civile, ricca di storia e tradizioni, di menti illuminate, di gente onesta e rispettosa a diventare mummie viventi che non vedono, non sentono, non parlano e senza più orientamento né voglia di riscatto. La popolazione italiana non è più in grado di distinguere il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, il bene dal male, l’educazione dalla maleducazione e l’onore dal disonore. Non ci si scandalizza né si sente vergogna per essere diventati gli ultimi, i più somari della classe, non ci si vergogna del disprezzo delle altre popolazioni nei nostri confronti, non ci si vergogna nel vedere il nostro presidente baciare le mani ad un lurido dittatore, raccontare barzellette oscene, esibire in pubblico le sue manie sessuali con minorenni. Non ci vergogniamo di essere governati da un uomo impresentabile, inquisito per mille reati dei quali non prova disagio ma al contrario, se ne vanta e accusa la magistratura di volergli impedire di fare “giustamente” il proprio comodo, un presidente che si ritiene al disopra di ogni legge di ogni regola democratica. Non ci vergogniamo di avere un Parlamento umiliato, dissacrato da ladri e delinquenti che emanano leggi per favorire la malavita a danno della popolazione costretta a subire ogni sorta di sopruso. Certo esiste in ogni Paese una parte di popolazione indegna, che ne condivide l’arbitrio e la violenza, però la stragrande maggioranza è composta da gente onesta che vive con i pochi soldi guadagnati col sudore della fronte. Gente degna di rispetto, che fa della giustizia una questione d’onore. E perché dunque sopporta sfregi contro la legalità, la morale, la giustizia? Perché si permette a questa banda di malviventi di rapinare ogni risorsa del nostro Paese, lasciando nelle loro luride mani, le fila del potere senza sollevarsi in massa? Cosa ne impedisce di prendere posizione o rivolgersi alle organizzazioni per i diritti dell’uomo? Perché sopportiamo di essere sottoposti ad una classe dirigente che vanifica ogni nostro diritto per aumentare in modo osceno i propri privilegi compresa l’impunità da qualsiasi reato? Si assiste inermi alla violenza delle forze dell’ordine nei confronti di ladruncoli o giovani studenti nelle manifestazioni di piazza che vengono trascinati in carcere, mentre non ci ribelliamo quando mostruosi criminali si rifugiano nel nostro Parlamento per non essere arrestati. Questi rifiuti umani hanno trasformato il nostro Parlamento in un covo di criminali dove chi entra è autorizzato a compiere qualsiasi crimine perché immunizzato, contrariamente a tutti gli altri cittadini. Ci pieghiamo alla violenza di un capo di governo, che si rifiuta di rispondere dei propri reati, usando noi come scudo, (il popolo lo ha votato quindi è il popolo responsabile non lui) quando invece, proprio perché capo di governo, non gli dovrebbe esser concesso nessun attenuante. Un capo di governo è colpevole mille volte di più di un comune cittadino, perché un capo di governo deve essere lo specchio della nazione e nessun ombra deve sfiorarlo. E’ lui che rappresenta la nazione, è lui che vara le leggi e se non è di cristallina onestà le sue leggi NON DEVONO ESSERE RISPETTATE MA ABORRITE PERCHE’ SONO LEGGI PARTORITE DA UN DISONESTO. Il nostro Paese non era mai stato così umiliato, gli uomini delle istituzioni non erano mai scesi così in basso e per quanti danni possa aver fatto la democrazia cristiana, non era mai arrivata a schierarsi dalla parte dei delinquenti contro la magistratura o gli altri organi delle istituzioni, ma esisteva rispetto sia per le opposizioni che per quella parte della popolazione che non li aveva sostenuti né votati. Quel che siamo costretti a sopportare da venti anni a questa parte sarebbe impensabile per qualsiasi Paese, anche il più arretrato culturalmente. Una popolazione consapevole di essere governata e diretta da una banda di corrotti che deve fare, alzare le braccia e arrendersi o lottare per cacciarli?
A questa domanda stanno rispondendo le popolazioni africane oltre che ad insegnarcelo la storia: RIBELLARSI!

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