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Archive for aprile 2011

NO AL NUCLEARE
Quando il governo cI chiede di pagare le tasse: le paghiamo.
Quando ci chiede di rispettare le leggi: le rispettiamo.
Quando ci dice che non può offrirci un lavoro fisso: accettiamo il precariato.
Quando ci dice di fare più sacrifici: li facciamo.
Quando le leggi le riteniamo giuste: le accettiamo.
Ma quando il governo pretende di toglierci l’acqua o di mettere a rischio la nostra vita e quella dei nostri famigliari costruendo centrali nucleari diciamo: NO!
No! Non si può vendere l’aria, il vento, l’acqua a privati, perché non sono cose che appartengono al governo ma al pianeta Terra e finora nessun uomo è in grado di comperare o costruire pianeti. Compito del governo è quello di incanalarla l’acqua, di depurarla e distribuirla, per questo si pagano le tasse. E se questo governo adduce la scusa che non ci sono soldi per continuare a farlo, allora è il popolo a fornivi il sistema per trovarli:
1) Via i rimborsi elettorali.
2) Via il finanziamento pubblico ai giornali.
3) Via le scorte, i voli di stato, le auto blu, i pensionamenti dopo una legislatura.
4) Via manager inutili che vengono pagati milioni per far fallire le imprese.
5) Via i privilegi, i doppi e tripli incarichi.
6) Dimezzare gli stipendi assurdi di ogni e qualsiasi casta del potere.
7) Dimezzare il milione di politicanti inutili e dannosi.
8) Evitare gli sprechi inutili di cui la casta fa uso.
9) Chiunque sprechi denaro pubblico deve risarcire i danni allo Stato.
10) Chi ruba,corrompe, intasca tangenti, sequestro dei suoi beni.
11) Sequestro dei beni a chi non paga le tasse o porta danaro all’estero.
12) Adoperarsi per davvero nella lotta all’evasione fiscale non a parole ma nei fatti.
Cari signori governanti i soldi si ricavano adottando queste misure non togliendo un bene come l’acqua pubblica per favorire ancora una volta le cosche a danno di chi pagando le tasse vi mantiene e li mantiene alla bella vita. I sacrifici deve farli chi possiede la ciccia non scorticare la pelle a chi sono rimaste solo le ossa.
Per quel che riguarda il nucleare miei cari signori non avete il diritto di vita o di morte sulla popolazione ma siete voi questa volta OBBLIGATI a rispettare la volontà popolare.
La popolazione italiana si è già espressa contro il nucleare e oggi riconferma il proprio NO alle installazioni di centrali atomiche nel proprio territorio. Se lo avete dimenticato, ve lo ricordiamo noi che il POPOLO E’ SOVRANO e vi ha soltanto concessa l’autorizzazione a governarlo il Paese, non di metterlo a rischio. Inoltre quando le vostre decisioni vanno ad incidere proprio sulla salute e sulla vita stessa degli italiani SIETE OBBLIGATI A RISPETTARNE LA VOLONTA’. Un governo non può permettersi di sottomettere la volontà della popolazione senza rischiare una rivoluzione civile, perché sarà rivoluzione se provate con la forza ad attuare i vostri lugubri intenti. Gli italiani non sono disposti a rischiare la pelle per consentire a voi e alle vostre cosche la realizzazione di questi mostri superati e costosi. E’ bene che lo sappiate in anticipo di non provarci, perché noi siamo disposti a tutto per impedirlo. E LO IMPEDIREMO CON LE BUONE O CON LE CATTIVE!
DOVETE METTERVI BENE IN TESTA CHE LA POPOLAZIONE ITALIANA VALE QUANTO E PIU’ DI VOI E NE PRETENDIAMO IL RISPETTO ALTRIMENTI SMETTERA’ DI RISPETTARE TUTTI VOI!

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“Non ho ancora imparato a fare politica e non voglio imparare” Sono le incredibili dichiarazioni del Presidente del Consiglio italiano. Non sa fare politica ma fa il capo del governo, accidenti! Mi piacerebbe sapere se in una sala operatoria al posto del chirurgo ci fosse un ragioniere se qualcuno sarebbe disposto a farsi operare, certamente nessuno. Ma allora perché nessuno si oppone ad avere come capo del governo un imprenditore e non un esperto di politica? Se tutto fosse così semplice, se ognuno di noi potesse fare qualsiasi mestiere, non ci sarebbe bisogno di sprecare anni sui libri di testo o perché saremmo dei geni, oppure dei criminali. Ora non so a quale di questi due gruppi appartenga il Sig. Berlusconi, che sicuramente un genio lo è, ma dell’imbroglio, del malaffare, non certo per qualità intellettive. Non è certo l’intelligenza che necessita per fregare il prossimo, questo può benissimo farlo qualsiasi soggetto senza scrupoli, basta guardare cosa sono capaci di fare gli scugnizzi napoletani, che riescono a vendere agli ignari acquirenti, lucciole per lanterne, acqua colorata al posto di alcoolici doc, scatoloni vuoti invece che computer costoro però, si chiamano pataccari non geni. Di imbroglioni nel mondo ve ne sono tanti ma nessuno credo sia arrivato a dirigere un Paese come qui in Italia. E’ colpa sua, della sua super bravura ad ingannare o dell’incoscienza, servilismo, idiozia degli italiani? Boh! Fatto è che così purtroppo stanno oggi le cose nel nostro Paese, ci ritroviamo un capo della politica che politico non è! E i risultati sono evidenti e disastrosi, purtroppo: Un Paese non fermo, morto. Un impoverimento pauroso della popolazione, un degrado devastante della cultura, dell’educazione, delle regole, della morale. Un massacro delle istituzioni a cominciare dal lavoro dove i lavoratori sono diventati schiavi non più operai, senza più sicurezza, senza uno stipendio equo, senza diritti, senza prospettive, ma trattati come bestie, a fare lavori pericolosi senza protezioni, a rischiare la vita ogni giorno per un pugno di riso, come ai tempi delle mondine nelle risaie del Nord e mentre tutto crolla, assistere all’arricchimento vergognoso, osceno, criminale di questa lurida classe politica, di questa cosca che favorisce sé stessa e l’intera classe dirigente, oltre naturalmente a favorire, con vergognose leggi, il proliferare della malavita, che si infiltra in ogni settore della pubblica amministrazione, per depredare ogni e qualsiasi risorsa del Paese. Un Paese dove chi lavora e paga le tasse schiatta per fame, mentre i porci che li dirigono, si sganasciano sommersi dalla troppa ricchezza. In questo Paese è diventato un delitto lavorare, personalmente ritengo che lavorare equivale a mantenere questi maiali e meglio sarebbe, visto che si muore lo stesso di fame, tanto vale far crepare anche chi li sfrutta, incrociando le braccia. L’unica parte ancora sana nel nostro Paese sono loro: i lavoratori però in parte li ritengo colpevoli, di favorire con la troppa sottomissione, questi luridi assassini, perché SONO ASSASSINI, consentendo col loro sacrificio, di mantenere in vita questo mortale sistema.

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LE FORZE DELL’ORDINE
Nel vederle schierate a fronteggiare i cortei, con celata e manganelli. Nel vederli manganellare i manifestanti quando protestano un provvedimento che ritengono ingiusto. Nel vederle assatanate infierire sulla popolazione inerme come al G8 di Genova, ma soprattutto vederle in questi giorni sparare contro la popolazione in Libia, in Siria e in molti altri Paesi, viene da chiedersi che cosa succede ad un uomo quando indossa una divisa. Che succede nelle caserme ai militari, per ridurli a tanta insensibilità? Gli viene trapanato il cervello? gli vengono sostituiti gli occhi? Vengono sterilizzati con un veleno o cosa?
Le forze dell’ordine portano questo nome proprio per far rispettare l’ordine che un Paese si è dato. E come si può chiamare ordine quel che sta accadendo in Libia e in Siria? Sparare sui connazionali, ridurre le proprie città ad un cumulo di macerie, a dichiarare guerra alla propria Nazione vuol dire rispettare gli ordini? A chi queste forze hanno giurato fedeltà, alla loro Nazione o al governo di turno? E se è la Nazione che sono chiamati a difendere DEVONO pretenderne il rispetto da chiunque, compreso il governo. Spetterebbe proprio a loro, impugnare le armi contro un governo che si schiera contro lo stesso Paese che doveva governare e che invece ordina di far fuoco contro la popolazione. Un governo NON E’ LA NAZIONE e come si fa ad obbedire ciecamente a chi la considera una proprietà privata e farne carne da macello? Come si fa ad obbedire agli ordini di un pazzo, di un criminale o dittatore che sia? Come si fa a puntare le armi contro i propri fratelli per compiacere chi è IL LORO VERO NEMICO? Un uomo è degno di essere chiamato uomo quando è in grado di distinguere il bene dal male, non quando lascia manipolare il proprio cervello, alla pari di una macchina teleguidata. Obbedire ai superiori, ai genitori, agli anziani è civiltà, è rispetto, è libertà, è giustizia. E’ giusto obbedire a persone più esperte di noi, è giustissimo rispettare gli ordini o le idee di chi sa più di noi, però se questi ordini sono contro la morale, se si scontrano con la giustizia, con l’amore, se cozzano contro la nostra coscienza, allora si deve dire: NO! Abbiamo il dovere di disobbedire quando gli ordini seminano odio, violenza o morte contro l’umanità. E’ facile poi difendersi, come facevano i nazisti, di aver obbedito agli ordini. Questa non può essere una difesa ma DEVE diventare la loro più grave accusa. Un soldato è un uomo innanzitutto e deve assumersi la propria responsabilità, troppo comoda la giustificazione in nome di una obbedienza cieca. Solo un robot non lo si può accusare di aver provocato un disastro se manovrato male, non un uomo! Un uomo anche se militare, DEVE conservare un proprio discernimento e non permettere a nessuno di impadronirsi del proprio io, se non vuole essere paragonato ad una scimmia ammaestrata.
Voglio augurarmi che le forze dell’ordine, dopo aver giurato fedeltà alla propria Nazione, si pongano al servizio di essa e non a quello del governo di turno!

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Se non li vedessi con i miei occhi e non li sentissi con le mie orecchie gli italiani, urlare contro il capo del governo di favorire la criminalità, incoraggiando i criminali con leggi che ne prescrivono i reati o cancellandoli addirittura. Se non li udissi difendere i magistrati dagli insulti del capo del governo, che li accusa di pretendere la legalità, direi che i miei connazionali sono diventati tutti pazzi. E’ pazzesco infatti pensare che un capo di governo sia contro la giustizia e a favore della criminalità. “Sarebbe pazzesco” se non fosse tragicamente vero!
Ad una popolazione può succedere di tutto: un terremoto, un alluvione, una siccità devastante, ma tutto ciò rientra nelle probabilità delle calamità naturali, viviamo tutti sotto lo stesso cielo e non possiamo opporci alle forze della natura. Però se il disastro di un popolo, non dipende da fattori naturali ma è il capo del governo a provocarlo, è terrificante. E’ per davvero terrificante che chi è preposto ad amministrarlo un Paese si adoperi per distruggerlo. Contro la natura sappiamo di essere impotenti, ma onestamente si può dire di esserlo anche contro gli uomini? Eppure i disastri più terribili, che da sempre hanno colpito l’umanità, sono dipesi maggiormente dagli uomini, non dalla natura. L’imbecillità umana non ha limiti ed è solo in virtù di questa, che vivere su questo pianeta, è sempre stato difficile per le popolazioni. Mi chiedo: Se è normale piegare il capo dinanzi a fenomeni naturali, lo è altrettanto farlo verso chi invece li provoca? Io sono certa della risposta, NO!
Se prima dell’invasione dell’Austria un cecchino avesse fulminato Adolf Hitler, impedendo con la sua morte, la seconda guerra mondiale, l’olocausto della popolazione ebrea, i milioni di morti e la distruzione dell’Europa, qualcuno oggi condannerebbe il killer? Certo a posteriori è più facile emettere giudizi, però i dittatori non si differenziano, i dittatori scatenano sempre bagni di sangue, per questo andrebbero fulminati sul nascere.
Una popolazione DEVE imparare a difendersi dai dittatori, a riconoscerli, a prevenirli. Deve imparare che non esistono super-uomini ai quali immolarsi. Ogni uomo è nato dall’accoppiamento di un uomo e una donna ed è folle prostrarsi dinanzi ad un “pari”. E’ logico sentirsi piccoli dinanzi all’universo ma è immorale sentirsi allo stesso modo dinanzi ad un proprio simile.
Necessita che gli uomini prendano coscienza che non è più accettabile che milioni di persone debbano sottostare agli ordini di chi ha la pretesa di sottometterli.
Un governo deve governarlo un Paese e migliorarlo, non impadronirsene. Deve in primis rispettare le Leggi e il popolo che lo ha eletto, deve difendere la popolazione non schiacciarla, altrimenti il popolo E’ OBBLIGATO A FERMARLO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.

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Ogni volta che sento un politico affermare che è la volontà popolare a decidere da chi vogliano essere governati, mi chiedo fino a che punto la popolazione quando si reca alle urne, sia consapevole dell’importanza di quel che si appresta a fare. Sono certa che è solo una piccola parte della massa popolare davvero preparata, il resto ignora in parte o totalmente, i fini politici, economici e civili di coloro che si apprestano ad eleggere. La maggior parte della popolazione non legge i giornali, non ascolta i telegiornali benché di parte, non si informa, sia perché presa dai problemi quotidiani, oppure per disinteresse verso problemi che non ritiene riguardarli personalmente, o per irresponsabile leggerezza nell’apporre quella x su un nome o un partito. Questa massa di gente impreparata a cui viene affidato un incarico di cui ignora le conseguenze, è equivalente al recarsi in un asilo e far votare i bambini. Si può ritenere congruo il voto dei bimbi per scegliere un governo? Così è, se a votarlo è gente “ignorante”. Mi chiedo che senso ha affidare un problema di logica matematica a chi non sa contare? Il risultato è deleterio per un Paese. Il diritto al voto della popolazione è sacro ma ugualmente sacro, sarebbe il dovere ad una necessaria preparazione. Se è indispensabile la patente per guidare un auto, altrettanto si rende necessaria una preparazione, se non un esame addirittura, per essere ammessi al voto. Un popolo consapevole e responsabile sarebbe la risoluzione di quasi i tutti i problemi di una nazione, in questo modo sarebbe escluso persino il pericolo di personaggi inclini all’abuso di potere o desiderosi di arricchirsi, di devastare o sovvertire le regole vigenti. L’ignoranza della popolazione è la chiave di forza della politica, che se ne avvale per intimidirla e sottometterla, altrimenti se preparata e consapevole dei propri diritti, non sarebbe di facile manipolazione. Uno Stato serio e onesto andrebbe fiero di una popolazione elevata culturalmente e politicamente, ma di Stati di questo tipo non ve n’è traccia nella Storia. Viviamo nell’era atomica, negli anni duemila ma questo antichissimo sistema continua a sussistere. Ogni famiglia dovrebbe avere in casa una copia della nostra perfetta e illuminante Costituzione e consultarla finché ogni piccolo dettaglio sia ben chiaro dentro la testa di ognuno. Sarebbe necessario votare un partito politico in base al programma, che tutti dovrebbero leggere e non chi riesce meglio ad ingannare. Solo in questo modo si riuscirebbe a responsabilizzare i politici, a farli scendere dal piedistallo su cui si sono arroccati, a ridimensionare quella che è diventata una casta, a costringerli a realizzare ciò che è stato promesso durante la campagna elettorale e non a raccontare frottole per ottenere consensi e fregarsene di rispettarlo una volta ottenuto. Se chi ha a cuore il proprio Paese, si adoperasse ad istruire una popolazione ancora troppo fiduciosa e ingenua, sarebbe un grande passo avanti in quella che chiamiamo democrazia o civiltà.

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LA GUERRA DI SILVIO
Non sono i magistrati ad aver dichiarato guerra a Silvio Berlusconi ma è lui ad essere in guerra con le altre Istituzioni. Silvio Berlusconi è in guerra con l’onestà, con le regole, con la stessa Democrazia. Quest’uomo vuole cancellare la parola “giustizia” dal nostro vocabolario. Non accetta che evadere il fisco, truffare, corrompere vengano considerati ancora reati, pretende che siano trasformati in normali attività. Secondo il suo punto di vista un Paese per essere moderno necessita del ribaltamento di tutto ciò che fino a ieri si è ritenuto fondamentale per una democrazia, in modo da sentirsi libero di commette ogni e qualsiasi cosa, senza esserne impedito da vecchie leggi che ritiene superate. Questo signore non può perdonare ai magistrati l’ardire di pretendere persino da lui, il rispetto di queste leggi tuttora vigenti e dall’alto del piedistallo, dove i suoi “cortigiani” lo incensano, si sente per davvero un monumento, invidiato e perseguitato al punto da scatenare queste cozze, ad affiggere manifesti infamanti, dove si accusano i magistrati di terrorismo o addirittura di cancellare l’articolo 1 della Costituzione, per dare alla loro tana i pieni poteri. Manca solo il ripristino delle leggi razziali per completare l’opera. Purtroppo sia il “monumento” che questi cosi, ignorano che esiste un luogo ben preciso dove far valere le sue ragioni: il tribunale.
A questi piccoli nani non passa neppure per la testa che stanno distruggendo dalle fondamenta la loro Nazione o meglio non gliene frega niente, basta mantenere il fondo schiena su quelle poltrone, che gli consentono un tenore di vita impensabile per dei poveracci. Non si possono più accettare le affermazioni che questo “MONUMENTO” continua a sostenere, che è la popolazione a volerlo, che è per il loro bene che grazia i delinquenti. Deve smetterla di offendere la dignità di un popolo e vergognarsi di bestemmiare, continuando a ripetere queste cazzate! Gli italiani con quel maledettissimo voto, non gli hanno venduto il proprio Paese, non lo hanno autorizzato a sfregiarlo, lo hanno semplicemente incaricato di GOVERNARE per cinque anni, non di farsi seppellire vivi sotto il cumulo delle sue macerie.

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Mi trovo sulla via Casilina ad un centinaio di chilometri da Roma diretta a Pontecorvo, il Paese dove sono nata. Sono anni che non percorrevo questa strada, essendo più comoda l’autostrada del sole. Una sorta di nostalgia mi ha spinto questa mattina ad imboccare la vecchia strada, forse per non vedere quegli inutili ipermercati che sfregiano le campagne e ritrovare un po’ di quel mondo lontano, quando le campagne erano verdi e coltivate con cura amorevole, dai contadini che l’abitavano. Mi incantavano gli alberi che profumavano l’aria e ci proteggevano dai cocenti raggi del sole. Ma la delusione non viene meno neppure qui. Non vedo intorno a me terreni coltivati, né stalle dai tetti di paglia, né mucche al pascolo ma capannoni, grosse costruzioni di cemento, recinti e muri, non un segno di vita se non un lontano abbaiare di cani. Continuo delusa la corsa e un vuoto dentro lo stomaco. Raggiungo un centro abitato e volutamene abbandono anche la Casilina per imboccare una stradina laterale dove un cartello indica un Paesino nelle vicinanze di quello in cui sono diretta. Almeno qui non vedo capannoni, o fabbriche ma alberi e leggermente più serena proseguo la corsa. Ad un certo punto mi ritrovo circondata da una grande estensione di terreno perfettamente arato dove il marrone della terra pare un immenso tappeto. Spengo il motore e scendo dall’auto per respirare a pieni polmoni l’aria profumata della terra appena rimossa e vedo con piacere, un contadino intento a seminare. Mi guardo intorno con la stessa identica emozione di quando bambina mi recavo col nonno nei vecchi casolari, dove il mio adorato vecchio, aiutava la mucca o la cavalla o l’asina a far nascere i piccoli. Mi soffermo a guardare la mano del contadino prendere dal sacco i semi e gettarli con maestria sulla terra. Mi siedo su un muretto rimasto li chissà da quanti anni con una struggente voglia di non ripartire. Chissà perché nel vedere la mano del contadino compiere quei gesti cadenzati mi viene da pensare al capo del governo. Se un governo fosse capace di seminare bene come quel contadino, dopo pochi mesi otterrebbe un grande raccolto. Ma se non riesce ad arare la terra ed usare buon seme, non può pretendere nessun raccolto. E se un governo semina zizzania non potrà che raccogliere zizzania. La terra è il popolo e i semi quelli che la dirigono e se i semi sono vuoti, nonostante gli sforzi per riuscirci, non nascerà nulla di buono, ma erbacce infestanti e nocive, che sfruttano la terra impoverendola di ogni sostanza, fino a trasformarla in deserto arido e non più fertile. E’ davvero questo che un governo si prefigge? Perché è proprio questo che i vari governanti, ma soprattutto quello attuale, stanno facendo al nostro Paese. Stanno tagliando le nostre radici, stanno trasformando le nostre coscienze, ci stanno facendo diventare delle canne vuote in una terra derubata di ogni risorsa. Vogliono per davvero trasformare un ridente Paese in un deserto senza vita? Davvero vogliono una popolazione vuota, sfinita, sterile senza più la creatività che li distingueva? Senza il coraggio di rialzarsi in piedi dopo essere caduti? Senza iniziative, senza la volontà di cambiare un destino che si prospetta amaro? Vogliono davvero che la meglio gioventù abbandoni il proprio Paese per andare ad arricchirne un altro? Se è davvero questo il disegno di un governo cosa aspetta la popolazione a ribellarsi? Quando un governo di questo genere avrà concluso il suo mandato, lascerà il deserto dietro di sé e perché non impedirlo? I governi passano ma le macerie restano purtroppo. Quando un governo non si pone l’obiettivo di curare gli interessi del Paese, ma si preoccupa di curare i propri, non è un governo ma un nemico e come tale andrebbe trattato!

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