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Archive for 7 luglio 2011

Schierare i blindati con le forze dell’ordine in assetto di guerra, per presidiare un cantiere in Val di Susa, è davvero inquietante. Non si era mai visto nella storia italiana che un governo, per realizzare un’opera che la popolazione non vuole, ritenendola inutile e dannosa, arrivasse al punto di dichiarare guerra ai propri connazionali. Quel che sta accadendo in Val di Susa è per davvero una guerra fra la popolazione e il governo. In un Paese normale le grandi opere vengono studiate coinvolgendo la popolazione direttamente interessata e sulla quale pesano tutte le conseguenze che ne derivano. Nel nostro Paese invece, il governo non ritiene necessario il consenso del popolo e prosegue nel suo intento a gamba tesa. Questo modo di agire rischia di scatenare una rivoluzione dai risvolti imprevedibili. Delle ragioni degli abitanti della Val di Susa questo governo non si fa carico facendo prevalere le proprie, con la forza. Questo è un modo scellerato di governare e ci si chiede a chi conviene avere il Paese contro. Purtroppo gli italiani non nutrono più fiducia nell’operato del governo, dovendo assistere ogni giorno al comportamento immorale da parte di ministri e parlamentari e allo sperpero di soldi pubblici finiti nelle loro tasche. In un Paese di corrotti e corruttori, dove si affidano gli appalti a imprese colluse con le mafie, dove i palazzi, le scuole, gli edifici pubblici vengono costruiti usando sabbia al posto del cemento, dove i prezzi lievitano paurosamente rispetto agli altri Stati, è inevitabile la perdita di fiducia verso le istituzioni. Che in Parlamento ci siano indagati, condannati e collusi con le organizzazioni criminali è cosa che nessuno può permettersi di contestare. Un Paese ridotto alla fame non può permettersi di fare venti miliardi di debiti, che diventeranno cinquanta, prima che venga portata a termine, per un opera faraonica di cui nessuno avverte la necessità e che oltretutto devasta in modo irreversibile un territorio, quando esistono problemi urgenti e gravissimi di cui non si tiene conto. Non si pensa a consolidare il territorio per evitare rischi di frane che avvengono sistematicamente non appena inizia a piovere, portando con sé morte e distruzione. Non si pensa all’Aquila devastata dal terremoto e lasciata diventare un reperto archeologico, mentre gli aquilani impazziscono dal dolore. Si tolgono le risorse alla scuola pubblica, alla ricerca, ai lavoratori diventati schiavi per un tozzo di pane, ai pensionati che devono ricorrere alla caritas per sfamarsi e questa casta pensa a faraoniche opere che oltretutto pagheranno i nostri figli e nipoti. A questo punto è lecito pensare che qualcuno abbia fatto tali e tante promesse per spartirsi la torta e che ora sente la canna del fucile alla schiena. Non esistono diverse spiegazioni all’accanimento e alla violenza morale e fisica contro una popolazione, che non sono degni di governare.

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