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Archive for settembre 2011

UN CALCIO IN FACCIA
Ieri per l’ennesima volta il Parlamento ha sferrato un calcio in faccia agli italiani salvando un “ministro” indagato per mafia, respingendo la mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’agricoltura, Saverio Romano. Questo Parlamento non conosce vergogna! Questo “parlamento” o covo? Impone ad un Paese civile un ministro indagato per mafia. Questo parlamento con la “p” minuscola, non merita più il rispetto dei cittadini. Questo ex Parlamento ha la lebbra, è occupato da una massa di lebbrosi, saliti al potere col solo obiettivo di arricchirsi, usando qualsiasi mezzo pur di raggiungere lo scopo. Questi soggetti, che con ragione si possono definire malviventi, sono esseri senza pudore, senza dignità, senza cervello, senza cultura, senza intelligenza, senza umanità, affamati solo di soldi. Questi schifosi andrebbero fucilati per alto tradimento, perché sono dei traditori della Patria, che vendono al migliore offerente. Questi luridi personaggi favoriscono per loschi interessi personali, coloro che si sono macchiati del sangue dei nostri eroi, uccisi per combatterla la mafia. Il sangue di Falcone e Borsellino e di tutte le vittime dei mafiosi, grida vendetta! Mi chiedo come si può rimanere impassibili dinanzi a simili crimini, mi chiedo come può l’opposizione, il Presidente della Repubblica, le Istituzioni tutte, permettere un simile sfregio alla coscienza degli italiani. La nostra Costituzione recita che tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali dinanzi alla legge. In qualità di cittadina italiana condanno il comportamento immorale, adottato dal nostro Parlamento nei confronti di un cittadino indagato per mafia, quando tutti gli altri cittadini, indagati per gli stessi reati, ne devono rispondere dinanzi alla legge. Vorrei urlare ai miei connazionali che quando un popolo accetta passivamente soprusi e ingiustizie, è un popolo incivile e degno di essere rappresentato dalla feccia che lo governa.

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LA POPOLANA
Se i romani pensavano che eleggendo una popolana a governatrice della regione Lazio la sanità avrebbe funzionato meglio, si sono sbagliati di grosso. Se una popolana arriva ad assaporare il gusto del potere ne diventa dipendente, alla pari di un tossicomane con la droga. La sanità nella regione Lazio funziona così: Ieri telefono al numero verde per prenotare un ecodoppler e mi sento rispondere che non posso farlo prima di sei mesi. Alla mia incredulità si risponde che potrei farla anche fra quattro mesi ma a Sora o Frosinone. Quindi un romano che vuole fare dopo “solo” quattro mesi un ecodoppler cardiologico deve percorrere cento chilometri. Quando alla regione Lazio governava quello “sporcaccione” di Marrazzo i tempi erano accettabili ma anche quando governava Storace. Questa “gentile” megera che si permette di chiamare zecche dei ragazzi, che le rinfacciano di usare i voli di Stato per presenziare alle sagre paesane, specie che la “signora” conosce bene essendone l’evoluta discendente, chiude gli ospedali dimostrando il suo menefreghismo per la salute dei cittadini romani e non. Si arriva a chiudere l’Ospedale S. Giacomo frutto di una generosa donazione alla città di Roma probabilmente perché si trova in una posizione strategica tra Piazza di Spagna e Piazza del Popolo, per cui si capisce quanto possa far gola a questi vampiri. Un’altra cosa vergognosa è la chiusura dell’Ospedale di Pontecorvo nato dal sacrifico di Pasquale Del Prete uno dei pochi emigranti italiani arricchitosi negli Stati Uniti, che ritornando a Pontecorvo donò ai propri concittadini un ospedale affinchè non fossero più costretti a percorrere chilometri per curarsi. Queste cosche del potere oltre a non rispettare I vivi, disprezzano e calpestano la volontà dei morti degni di chiamarsi eroi. Vorrei invitare la popolazione di Pontecorvo e quella romana ad un unirsi per lottare insieme contro queste immorali violazione della volontà di chi ci ha preceduti. Quel che conta per questa gente è la “salute economica’ della casta che altrimenti si troverebbe e non sia mai, a dover rinunciare ad uno stuzzicadenti. Certo la popolazione può rinunciare a curarsi, a mangiare, a vestirsi, a mandare i figli a scuola, però vogliamo mettere cosa sarebbe se la casta fosse costretta a rinunciare allo stuzzicadenti? E quindi piuttosto che arrivare ad una tale tragedia è meglio che ci si rassegni a questi piccoli sacrifici. La casta usa la popolazione come fa con l’aria: la respira dal buco della bocca e la scarica dal buco del culo!

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UN MINISTRO DA OPERETTA
“A tempo perso faccio il primo ministro” Sono le incredibili dichiarazioni del capo del governo. Questo ulteriore sfregio al prestigio degli italiani che invece lo pagano a tempo pieno, è per davvero insopportabile. Dopo queste dichiarazioni chiunque osi ancora difenderlo è un criminale e andrebbe arrestato per alto tradimento. Seppure queste dichiarazioni fossero state fatte in stato di ubriachezza o in preda a delirio di onnipotenza, in entrambi i casi non può esseregli consentito di ricoprire un ruolo di estrema importanza come il capo di una Nazione e neppure si possono far passare per una battuta di scherzo. Il nostro è un Paese reale non il Paese dei campanelli nato dalla fantasia di uno scrittore. In questo Paese vivono sessanta milioni di persone che necessitano di una guida seria e responsabile per risolvere gli enormi problemi che li riguardano. La pazienza degli italiani è eroica, hanno sopportato ogni sorta di schifezza dalle leggi ad personam, alla distruzione dei principi morali. Dai problemi giudiziari che lo riguardano, al totale disinteresse di quelli che riguardano la popolazione. Dalla vergogna per le figuracce dinanzi al mondo intero, allo schifo di vedere le sue amanti entrare in Parlamento. Dagli appalti truccati e all’arricchimento sfrenato delle caste mentre la popolazione precipitava nella miseria. Dal trionfo dei deficienti amici e parenti, alla fuga dei cervelli. Nessuno si è mai veramente schierato contro questo Signore, ma gli è stato sempre fornito l’alibi di “presunta innocenza”. Queste ultime dichiarazioni però, non necessitano di alcun attenuante, in quanto pronunciate direttamente dalla sua voce. Che faranno adesso i suoi trombettieri? Continueranno a chiamare gossip lo scambio di puttane con appalti pubblici? Si inventeranno che gli piace raccontare barzellette e anche queste dichiarazioni sono barzellette? Dimenticando che agli italiani non servono barzellette ma lavoro? La vera barzelletta sono proprio loro che calpestano la decenza pur di mantenere il culo sulle poltrone. Sono loro a scrivere una tragedia altro che le favole che ci raccontano per addormentarci. Sono talmente scemi da non capire che la proverbiale pazienza degli italiani sta sbottando e nessuno può prevedere dove l’ira del giusto può portare!

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Il cinquanta per cento dei politici sono degli emeriti deficienti e questo è dimostrato dall’aggressività, dalla maleducazione, dall’ignoranza e dalla spocchia con cui trattano giornalisti, studenti o semplici cittadini che pongono domande, scomode per loro ma utilissime a noi. E proprio il fatto di sentirsi superiori è la prova provata della loro pochezza mentale. Credersi “dei” quando puzzano di cadavere , quando ogni mattina si siedono sul water per partorire sé stessi, è la conferma di quanto in verità siano lontani, dalle persone sane di mente. Questa gente che nessun datore di lavoro vorrebbe alle proprie dipendenze neppure come personale di servizio, si permette di tirare calci come gli asini, chiamare zecche studenti universitari, definire peggiore feccia la meglio gioventù italiana o addirittura chiamare merda l’intera nazione, è peggiore di un incubo: è paranoia! Questi signori sono nostri dipendenti (che paghiamo con stipendi osceni) ma agiscono da padroni e non da sottoposti. E mentre tutti gli altri lavoratori per poter lavorare sono costretti a leccare il culo al padrone, i politici li prendono a calci in culo i padroni. Gli italiani sono i datori di lavoro di quella che è la peggiore specie di lavoratori: ladri, assenteisti, incapaci, imbroglioni e bugiardi. E mentre al singolo datore di lavoro è permesso di licenziare in tronco, un dipendente che non si comporta bene, gli italiani non possono farlo nemmeno quando lo trovano a scassinare la cassaforte. Inoltre mentre sono le imprese a stabilire la retribuzione dei dipendenti, nell’azienda Italia sono i dipendenti ad assegnarsi gli stipendi. E se il precariato è la più moderna forma di crescita (secondo loro), essi si sono esclusi dal “modernismo” tenendo a vita il fondoschiena incollato a quelle poltrone. Se ogni impresa possiede un contratto, che il lavoratore deve accettare e sottoscrivere prima di essere assunto, tanto più una grandissima impresa come una nazione, necessita di un contratto che chiunque deve accettare prima dell’incarico. Il contratto dell’azienda Italia esiste già e si chiama “COSTITUZIONE” però finora nessuno lo ha mai realmente rispettato. Necessita che si cominci ad esigerlo! Questo sistema vecchio di secoli non ha più ragione di essere e visto che sono loro a predicare la necessità di “modernizzare” leggi, diritti, regole e tradizioni, onde favorire lo sviluppo e il progresso, si rende necessario farlo subito: RIBALTARE IL SISTEMA! La popolazione deve prendere atto di “essere il Paese” deve imparare che le sorti del proprio Paese dipendono da chi pongono alle proprie dipendenze e imparare a dettare gli ordini e non più subirli.

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RAGIONE O DEMENZA?
Quando un lavoratore ruba o combina guai all’impresa dove lavora, viene immediatamente licenziato, pagando di persona i suoi danni. Quando un manager, pagato milioni per salvaguardare gli interessi dell’impresa la fa fallire, viene premiato con una liquidazione da superenalotto. Come vogliamo chiamare questo agire: ragionevole o demenziale?
Quando un politico viene posto alla direzione di un Paese e giura di assumersi tutta la responsabilità delle proprie azioni, giura il falso. Non esiste un organo a cui il medesimo debba rendere conto. Non può farlo la Magistratura per via dell’impunità, per cui può indisturbato depredare il Paese, fino alla scadenza del mandato. Non può farlo la popolazione, per via del mandato a governare per la durata di cinque anni e quindi deve subirlo fino alla fine. Non può farlo il Presidente della Repubblica, in quanto non rientra nei suoi compiti quello di sciogliere le camere se non per casi eccezionali, per cui se questo governo si comporta alla pari di un associazione mafiosa e trascina il Paese nel baratro, nessuno è in grado di fermarlo. Come vogliamo chiamare questa cosa, sensata o demenziale?
Stando a questi fatti, ci si domanda in nome di cosa si chiede alla popolazione di pagare con i propri soldi, i debiti accumulati da altri? Se la popolazione fosse messa nella condizione di esprimere un giudizio sull’operato del governo, se alla scadenza di ogni anno gli venisse chiesto un parere sullo stesso, oppure fosse stato indetto un referendum per chiedere di confermare o meno il mandato e la popolazione lo avesse confermato, si poteva ritenere responsabile dei nefasti risultati anche la popolazione, colpevole in questo caso, di aver tenuto in vita un governo che li stava affossando, ma essendo invece esclusa da ogni e qualsiasi possibilità di intervento per porre fine all’arrembaggio del proprio Paese, non può assolutamente venirgli addebitata alcuna colpa. Troppo comodo godere di immensi privilegi morali e materiali e far pagare la responsabilità al popolo. Oltre al danno la beffa!
Un popolo umiliato, depredato di ogni risorsa, un popolo che si è visto togliere uno dopo l’altro ogni diritto, il lavoro soprattutto che gli dava la possibilità di una vita decorosa , di programmarsi un futuro, mantenere la famiglia, far studiare i figli e la certezza di una vecchiaia serena. Un popolo che ha assistito impotente all’arricchimento sfrenato e senza limiti di una classe dirigente da buttare. Che ha visto salire al potere la peggiore feccia del Paese senza poter neppure urlare la propria rabbia, allontanato a suon di lacrimogeni e bastonate dalle “forze dell’ordine” al servizio di lor signori. Una popolazione costretta a rispettare leggi scritte da fuorilegge. Un popolo ingannato e tenuto all’oscuro delle rapine compiute a suo danno da una stampa asservita al potere. Un popolo castrato, impoverito e abbandonato alla deriva. E oggi si viene a chiedere a questi derelitti di sanare il debito che senza scrupoli hanno contribuito ad accrescere? Un governo serio si sarebbe impegnato a ridurlo quel debito, visto quanti sacrifici la popolazione è stata costretta a sostenere. Questa volontà di depredarli ulteriormente, è realtà o fantasia demenziale?
La logica ci dice che i debiti devono essere onorati da chi li ha contratti. Non è il derubato che deve risarcire il ladro. Un capo di governo è una persona non un monumento, né una cosa, quindi non può essere scambiato per una nazione e addebitare alla stessa i propri errori. Se non può dimostrare che fine abbiano fatto i soldi versati dai contribuenti , visto che nessuna delle grandi opere in programma è stata mai costruita, se non ha mai sentito la necessità di far pagare le tasse ai più ricchi, che come parassiti godevano dei servizi pagati dai poveracci, nascondendo i soldi dovuti nei paradisi fiscali e oltretutto venivano poi addirittura premiati, per aver truffato il fisco. Con quale coraggio questo governo osa chiedere agli onesti connazionali di pagare i debiti ai disonesti suoi protetti? Spetta ad essi pagare! E’ questa cricca che deve restituire il malloppo, non la popolazione vilipesa. Non è possibile che un milione di ladri possano costringere sessanta milioni di persone oneste a pagare la loro insaziabile avidità. DEVONO PAGARE LORO L’ OSCENA INGORDIGIA E L’IMMORALE SETE DI POTERE CON CUI HANNO DISINTEGRATO UN PAESE!

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DOV’E’ LA DIFFERENZA?
Ogni volta che i politici vengono definiti ladri dalla società civile, nauseata di sentire ogni giorno parlare di furti perpetrati a loro danno da questa lurida classe dirigente, ci tengono a ribattere di non essere tutti uguali. Certo fisicamente sono diversi, ma nei comportamenti la differenza non si nota, a meno che non li dividiamo in due categorie: ladri e deficienti.
Chi non è ladro deve essere scemo visto che nulla fa per difendere la sua estraneità all’arrembaggio, oltre alla dignità personale e quella del proprio Paese, denunciando e isolando i ladri anzi, troppo spesso, li protegge impedendo alla Magistratura che vorrebbe giudicarli per ripristinare la legalità. E dunque stando così le cose ci si chiede dov’è la differenza tra di loro. Lo schifo per questo osceno sistema di governare un Paese, si sta trasformando in rabbia e la rabbia è un sentimento incontrollabile e non si sa dove potrebbe sfociare. Il loro scarso quoziente intellettivo impedisce loro di fiutare il pericolo e presi dal desiderio di rimanere attaccati alle poltrone come cozze agli scogli, non capiscono che proprio questa indecente sete di potere, segnerà la loro fine. Se qualcuno di essi si fosse alzato in piedi per ripudiare questo lugubre sistema, se avesse riconosciuto che un politico è un lavoratore come tutti gli altri e gli indecenti privilegi di cui godono, non hanno ragione di essere, se avesse accettato le regole e la moralità del Movimento 5 Stelle, a cui va il merito di aver dimostrato che la politica può essere fatta anche senza soldi, si sarebbe guadagnato la stima e il sostegno di tutta la popolazione che, benché disillusa e ferita, è pronta al ribaltamento di questo non più sostenibile sistema. Ma chiedere questo ad uno degli attuali politicanti, equivale alla pretesa di voler accendere una lampadina fulminata!

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