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Archive for aprile 2013

LA SOLIDARIETA’ DI UN CARABINIERE
Povero paese costretto ad essere governato da gente senza pudore che anche ieri, dinanzi al tragico ferimento di due carabinieri da parte di un disperato, hanno mostrato ancora una volta di essere una manica di buffoni, incapaci di fare mea culpa. Vedere quell’indegno personaggio col dito medio alzato sulla folla che lo contestava, proprio lo stesso inutile buffone con la bava alla bocca, sentenziare che la colpa è da addebitare a chi protesta, fa salire il sangue al cervello. Ci si chiede che colpa abbiano mai commesso gli italiani per essere condannati a sopportare simili soggetti.
Essere a conoscenza dell’enorme spreco di denaro pubblico da parte di questa degenerata classe dirigente, vederli circondati da decine di agenti di scorta, salire sulle auto blu quasi fossero dei regnanti, mentre tutta l’altra gente non può comperare un dolcetto a suo figlio se non addirittura anche il pane, è la molla che spinge alla ribellione. Anche il suicidio è una forma di ribellione alla loro immoralità, ma queste morti non li toccano, si spaventano solo, da autentici vigliacchi, dinanzi a gesti che potrebbero mettere a rischio la loro incolumità, quando invece purtroppo, a rimetterci sono sempre gli innocenti. Innocenti che rischiano la pelle per difendere questi barboni della politica, capaci solo di farci vergognare. Esseri incapaci di assumersi le responsabilità che pretendono di scaricare addosso a chi è capace di urlare forte la loro indecenza. Un vero e proprio assurdo, come se una persona venisse bastonato a sangue per pura cattiveria da un mascalzone e incapace a difendersi lo mandasse affanculo, sarebbe il bastonato violento e non chi lo bastona! Siamo ad un punto di demenza senza ritorno! Questa classe politica (quali morti viventi) ha perduto totalmente la bussola e ora naviga alla cieca. Dovrebbero ascoltare la logica di chi possiede ancora un cervello, come quel compagno dei carabinieri feriti condannare loro e capire al contrario, il gesto di quel disgraziato che ha sparato su un loro collega, dimostrando una capacità intellettiva assai superiore a quella di chi si pone alla guida di un paese:“ E’ stato un gesto di rabbia ma quei signori non lo sanno cosa significa uno stipendio di 800 euro e non poter comperare nulla a tuo figlio. Stanno chiusi nel loro mondo e di quel che accade alla gente non sanno nulla!”. Le parole di questo poliziotto sono la prova di quanto questi signori siano indegni di una popolazione assai più intelligente e civile di chi la governa.

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IL MONDO CHE VOGLIAMO
Quando i media italiani storcono la bocca ogni volta che nominano la parola “Socialismo” mi piacerebbe portarli a fare un giretto nei paesi dell’America Latina, così la spalancherebbero per lo stupore. Probabilmente la categoria dei giornalisti non subisce gli effetti del capitalismo e intende mantenere lo statu quo, ma è triste che non riescano a vedere oltre il proprio naso. Questo capitalismo finanziario o meglio, questa degenerazione del capitalismo, si dovrebbe chiamare “nazi-capitalismo” perché si tratta di una vera e propria forma di dittatura finanziaria che divora la classe lavoratrice. Il lavoro è diventata fonte di sofferenza, sofferenza che va oltre il lavoro salariato e sta attraversando il ceto medio, in una sorta di schiavismo autorizzato che chiamano progresso. Ma a che serve il progresso se crea povertà, schiavitù e disperazione? Si produce valore attraverso l’espropriazione della vita degli esseri umani. Altro che progresso, questa è una tragedia storica! Si privatizzano beni comuni come l’acqua, il cibo, la sanità, il sapere collettivo con lo smantellamento dello stato sociale. Le Democrazie vengono svuotate dei contenuti lasciando soltanto l’involucro. Non si investe più e tutto il denaro finisce nei paradisi fiscali, totalmente funzionali al capitale. Le piccole e medie imprese chiudono creando una massa enorme di disoccupati e l’impoverimento sistemico delle popolazioni. Sono funzionali alla loro crescita attraverso la crisi. L’egemonia finanziaria, sta nella sua pervasività o schizofrenia di cui si è impregnata la società, un’egomacchina che determina i nostri comportamenti e trasforma qualsiasi valore d’uso in valore speculativo, che comporta l’arricchimento sfrenato dei capitalisti e la condanna alla fame del resto dell’umanità. Facciamo insieme un viaggetto nei paesi del Sud America per vedere come si vive nei disprezzati “regimi Socialisti”. Vediamone qualcuno:
In Venezuela lo scomparso Hugo Chavez (un fenomeno fondante della politica socialista del Sud America) ha cambiato per sempre la vita del suo popolo. In questa parte del mondo non è mai esistita la classe operaia, gli oppressi sono gli schiavi dei latifondi, gli emarginati delle grandi città, i popoli indigeni e i discendenti degli schiavi africani. Chávez per i Venezuelani non era solo il presidente che ha cambiato per sempre la vita dei più poveri e degli indigeni, era un amico, una persona di famiglia, un padre, un leader che riunisce la legittimità democratica con un’identità di appartenenza in una serie di obiettivi comuni che vanno molto al di là di un governo democratico di stile europeo. Gli oppressi, abituati a un potere distante, bianco e repressore, vivono un momento dove la distanza tra rappresentante e rappresentato quasi svanisce. Se non si capisce questo, non ci si può spiegare il dolore di uomini e donne per le strade di Caracas nel giorno della sua scomparsa. La chimica tra democrazia e carisma retroalimenta entrambi i processi, specialmente quando si generano reali e profonde redistribuzioni della ricchezza verso le classi meno abbienti, come nel Venezuela chavista. Prima di lui la gente non aveva coscienza dei propri diritti, non esistevano partiti o sindacati che rappresentassero gli interessi delle classi più povere. Quel che quest’uomo è riuscito a dare alla propria popolazione, può spiegare solo in parte la relazione tra Chavez e i venezuelani e aiutano a capire la processione, senza precedenti, di due milioni di persone in fila per salutarlo, avendo ognuno qualcosa per cui ringraziarlo.
Rafael Correa in Ecuador stravince anche alla terza presidenza. Il trionfo di Correa è il trionfo della stabilità in un paese che ha vissuto tremende crisi, fino alla sua prima elezione nel 2006, dove è iniziata la rinascita con la forte crescita economica, i bassi livelli d’inflazione e disoccupazione, gli enormi investimenti nell’educazione, salute, edilizia pubblica e la ristrutturazione totale dell’apparato pubblico. La ‘rivoluzione cittadina’ in Ecuador è certamente uno dei simboli delle esperienze post-neoliberali della regione ma anche un punto di riferimento per la sinistra europea. Non sono solo i settori più poveri a votare per Correa, neppure agli industriali dispiacciono le politiche del presidente, visto che le politiche protezioniste e i nuovi costi del lavoro e le imposte, al netto di questi costi, i bilanci sono comunque in positivo.
Il Brasile solo 10 anni fa occupava il decimo posto, poi, nel 2008 ha superato il Canada, la Spagna nel 2009 e nel 2010 è toccato all’Italia. Dilma Rousseff promette che per il 2015 supererà anche la Francia.
Sarebbe assurdo negare che questa enorme crescita del gigante sudamericano non sia legata agli otto anni della presidenza Lula e a quella attuale, della sua compagna di partito, Dilma Rousseff. Il Brasile è un gigante con 200 milioni di abitanti, quinto paese più popolato al mondo che vive un’enorme trasformazione economica che combina crescita e riduzione della disuguaglianza sociale. Il progetto di Lula si è basato sulla crescita del mercato interno. Secondo un sondaggio di Datafolha, l’importante agenzia di San Paolo, sei su dieci cittadini brasiliani maggiori di 16 anni, appartengono alla nuova classe media. Il dato non sorprende se si pensa che dal 2003 al 2011 quasi 40 milioni di persone sono uscite dalla povertà e oggi oltre 105 milioni di brasiliani sono in questa enorme classe media, dotata di discrete capacità di consumo, inoltre la disoccupazione al 5.2 è al minimo storico. Ovviamente non è tutto rosa. La disuguaglianza c’è, anche se ai minimi storici e non comparabile con quella dei paesi centrali. Negli ultimi 10 anni le entrate dei settori più poveri sono aumentate del 68% e quelli dei più ricchi solo del 10, quindi la tendenza è alla riduzione della disparità, ma i veri effetti si vedranno tra almeno una decade.
“Se si vuole salvare l’umanità dall’autodistruzione, bisogna redistribuire meglio le ricchezze e le tecnologie disponibili nel pianeta, ridurre il lusso e gli sprechi in pochi paesi, affinché si riduca la povertà e la fame”. Era il 1992 quando Fidel Castro pronunciava questo discorso a Rio De Janeiro durante il Summit della Terra, conferenza storica che portò poi alla formulazione del Protocollo di Kyoto.
A 20 anni di distanza, di nuovo a Rio si è svolta la più grande conferenza nella storia delle Nazioni Unite. È stata battezzata Rio+20. Presenti 193 paesi alla ricerca di rimedi ai problemi ambientali. Per il segretario generale di Rio+20, Sha Zukang, i propositi elencati nel documento finale ‘Il futuro che vogliamo’, dimostrano l’impegno all’azione dei paesi firmatari. Il Vertice dei Popoli ha fatto da contraltare al summit ufficiale, portando nelle strade di Rio de Janeiro migliaia di persone e le organizzazioni sociali invitate al Summit ufficiale si sono rifiutate di firmare il documento. Leonardo Boff pensa che: «Siamo ancora schiavi del paradigma secondo il quale la natura deve essere dominata per poterne estrarre i maggiori benefici in favore della economia di mercato» e il documento finale «non è altro che il prolungamento del presente e per questo è una minaccia che nega il futuro e la speranza». Boff è pessimista sul futuro del pianeta: «Ci sarà un’alternativa solo dopo una grande crisi globale del sistema dei paesi industrializzati dove si dirà “o cambiamo o moriamo”. In quel momento ci giocheremo il futuro della civiltà». Per Boaventura de Sousa Santos: «Questo vertice è stato organizzato per fallire. Il capitalismo neoliberista e finanziario vuole mostrare che la sostenibilità è un lusso, meglio mettere a repentaglio la natura o il futuro del pianeta piuttosto che i profitti. La crisi ha cancellato i temi ecologici con estrema facilità».
Nella lettera al mondo del Vertice dei Popoli, si legge: «Questa è la Rio+20 che non vogliamo. Il futuro che vogliamo ha impegni ed azioni, non solo promesse. Ha l’urgenza necessaria per invertire la crisi sociale, ambientale ed economica, non per prolungarla. Niente di tutto ciò si trova nei 283 paragrafi del documento».

Se non riusciremo a spezzare quella gabbia in cui questo devastante capitalismo ci tiene prigionieri, molto presto “terzo mondo” diventerà la vecchia gloriosa Europa.

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CREANO RICCHEZZA DALLA POVERTA’
Non solo l’Italia ma anche l’Europa è condannata ad essere governata dalla peggiore classe politica della storia. Una classe politica che ha senza alcun rimorso venduto la propria nazione e la popolazione ai mercati per arricchire gli eterni nemici degli uomini: i capitalisti!
La popolazione di questo antichissimo continente che ha regalato all’ umanità geni nella musica, nella pittura, nella letteratura, nelle scienze, che ha costruito città meravigliose e opere d’arte dalla bellezza unica, la stanno trasformando in merce per soddisfare l’avidità delle banche mondiali e delle multinazionali. Nessun governo si è opposto a questo criminale sistema di esclusione della popolazione non solo da ogni e qualsiasi decisione, ma anche della possibilità di essere informata sul declino civile, morale e materiale cui la stanno segretamente trascinando. Dopo aver distrutto le sinistre storiche dalla scena politica, si apprestano a distruggere le Democrazie, ritenute un ostalo agli interessi di questi cavalieri della morte. Necessitava quindi promuovere una classe dirigente mediocre e priva di scrupoli per essere ben manipolata e sottomessa. Succede allora che alle nazioni viene tolta, con la benedizione di questa immorale classe dirigente, la sovranità politica e monetaria sottomettendole ad una sorta di Commissione (non eletta da alcuno) ma che si arroga il diritto di vita o di morte di dette nazioni. Il debito pubblico che nessuno poteva richiedere, viene trasformato in debito privato su cui gravano interessi non sostenibili da alcun paese. La democrazia viene svuotata di ogni valore dando inizio ad una feroce dissacrazione delle carte Costituzionali, instaurando un vero e proprio regime, con la distruzione dei diritti civili raggiunti con secoli di lotte. Il disegno di questi criminali è quello di creare ricchezza dalla povertà, disintegrando le piccole e medie imprese, precarizzando il lavoro e creando una devastante disoccupazione, tagli alla spesa pubblica, l’impoverimento della classe media, riportando la nostra bella Europa indietro di secoli. Quindi all’oscuro della popolazione viene compiuto quello che si può ben definire il più grosso crimine contro l’umanità: una nazione non più sovrana e una popolazione che cessa di essere persone, per diventare merce di scambio di un osceno mercato. Le popolazioni europee, tra le più civili del mondo, vengono emarginate e sottomesse ai nuovi padroni. L’Italia era un paese ridente e la sua popolazione generosa, simpatica e disponibile, mentre oggi è l’ombra di sé stessa. E seppure le città conservano ancora intatta l’antica bellezza, la popolazione non è più la stessa, ha perduto il brio, la gioia di vivere e l’umorismo che la caratterizzava. La colpa di questa triste realtà viene chiamata “crisi finanziaria” che nasce da una bolla immobiliare con l’elargizione del credito (o debito) da parte delle banche attraverso la concessione di mutui a chi non aveva i requisiti per il credito, quindi dovuta alla deflagrazione della “bolla immobiliare” Debito e colpa è un dispositivo formidabile di comando, per un attacco frontale alla classe operaia. Questo è un capitalismo fatto di dispositivi di cattura, di captazione di valori, pervasivo che fa si che sembri che il nostro destino sia inesorabilmente legato al destino del capitale. Una crisi economica che è diventata esistenziale, che ci ha completamente distrutti come società, come legami sociali e che va dunque aldilà delle sue determinanti economiche, per arrivare a una vera e propria colonizzazione dello spazio vitale e questo è il tratto più specifico di questo degenerato, vergognoso capitalismo, che fa della vita una fonte di valore e una fonte di ricchezza a mezzo di un impoverimento complessivo. Questa “crisi” provocata dalle banche la si fa pagare all’innocente popolazione, la gente viene buttata fuori dalle case non riuscendo più a pagare i mutui mentre lo Stato da i soldi alle banche ma non le case alla gente. Ci si aspetta che qualcuno dica dove si sta andando ma nessuno lo dice perché nessuno lo sa. Questa è la realtà!

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LA VIOLENZA HA SEMPRE DUE FACCE
Ci si chiede a cosa servono più di ottocento parlamentari se incapaci di formare un governo, tanto da essere costretti a chiedere aiuto ad un vecchio di 88 anni, di farlo al loro posto? A questa domanda ne segue una seconda: perché mai si deve pagare tutta questa gente per non fare nulla, visto che se lavora trenta giorni l’anno è un vero miracolo? Se a questa gente per qualche ora di lavoro settimanale si versa uno stipendio intorno alle ventimila euro, quanto dovrebbe essere pagato un operaio che lavora otto ore al giorno tutti i giorni? La risposta è sempre la stessa: è una questione di responsabilità, di professionalità, di meritocrazia. Accidenti non ce ne eravamo accorti! Allora a questo punto la domanda dovrebbe essere: perché finora non lo avete dimostrato? Cari signori non potete essere voi a giudicarvi ma la popolazione e la popolazione vuole licenziarvi in tronco, tutti nessuno escluso! Quanto alla professionalità basta vedere com’era questo paese e com’è diventato oggi, dopo la vostra “responsabilità, professionalità e meritocrazia”. La domanda a questo punto sorge spontanea: perché quando la popolazione non accetta le vostre “responsabili, professionali, meritevoli leggi” e scende nelle piazze a protestare, piuttosto che ascoltarla chiedete l’aiuto delle forze dell’ordine? Perché temete l’ira della popolazione se siete così certi di fare il loro bene? E perché temete che la rabbia possa sfociare nella violenza? Giusto, la violenza va condannata e su questo siamo tutti d’accordo, però deve essere condannata da qualsiasi parte arrivi e non a senso unico come pretendete. La violenza non è soltanto quella fisica, non solo i sassi che potrebbero ferirvi, perché sapete benissimo che esiste una violenza peggiore: la violenza morale, che si traduce in violenza fisica, quando i pensionati sono costretti ad aprire i cassonetti in cerca di cibo. E’ violenza fisica quando i piccoli imprenditori si suicidano non riscendo più a pagare gli operai. E’ violenza fisica costringere la nostra gioventù a cercare lavoro in altri paesi. E’ violenza fisica quando i lavoratori sono costretti a salire sulle gru per non perdere il lavoro. E’ violenza fisica la costruzione di impianti dannosi alla salute dei cittadini che ci vivono vicino. E’ violenza fisica non riuscire a mantenere la propria famiglia. E’ violenza fisica costringere dei normali cittadini a diventare barboni non potendo pagare l’affitto. E’ violenza fisica pagare tasse che costringono a stringere la cinghia e rinunciare anche a nutrirsi, per poi vederli finire a soddisfare i vostri luridi vizi, a spartirvi le tangenti, a nasconderli nei paradisi fiscali. E’ così che avete ridotto l’Italia con la vostra “responsabilità, professionalità e meritocrazia”. E pretendete dalla popolazione di non far uso della violenza? Gli italiani cari signori non sono dei violenti, ma una popolazione onesta e pacifica che voi state sfidando. Esatto la state sfidando alla violenza perché siete incapaci, disonesti e malati di mente al punto, da non capire che UN POPOLO “DEVE” ESSERE CONTRO LO STATO QUANDO LO STATO E’ CONTRO IL SUO POPOLO!

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PER L’AMOR DI DIO ANDATEVENE!
Oggi piove a Roma segno che anche il cielo piange per noi. L’Italia è morta ieri nelle aule del Parlamento. E’ stata uccisa dall’oscena avidità di una classe dirigente indegna. Una classe dirigente pagata dalla popolazione che agisce contro la popolazione. E’ vergognoso quando nelle televisioni si riempiono la bocca con la frase “il popolo sovrano” quando sanno che è una frase studiata per prendere per il culo gli italiani. Il popolo per questi signori nasce e muore nella cabina di un seggio elettorale, quando viene implorata da questi miserabili, l’autorizzazione a crocifiggerli, poi non esiste più. Inutili sono le manifestazioni di protesta, essi sono sordi e ciechi. Non vedono quanti disgraziati pongono fine alla propria vita per colpa loro. Non vedono la disperazione di chi è costretto ad una vita da barboni, avendo perduto lavoro e dignità. Non vedono quante piccole imprese chiudono, non riuscendo più a strapagare i loro vizi. Non vedono la migliore gioventù che abbandona il proprio paese e i propri affetti, per arricchire altre nazioni. Non vedono la rabbia crescente di prenderli a martellate nei denti. Non odono le grida di aiuto di una popolazione ridotta ad elemosinare un posto di lavoro o un tozzo di pane, essi grassi e opulenti se ne fregano altamente di quel che accade intorno a loro. Protetti dalle scorte e dentro auto blindate si credono al sicuro. NON LO SIETE!
Anche se vi stringete tutti insieme per ripararvi dall’ira della popolazione dovete sapere che sarà tutto inutile nel momento del dies irae, che arriverà, siatene certi! E benchè avete messo in atto un vero e proprio colpo di Stato, con l’abnorme rielezione di un vecchio difensore dei vostri interessi, alla Presidenza della Repubblica. Anche se avete riesumato i cadaveri che l’hanno distrutta, anche se vi fate scudo dei vergognosi banchieri che la stanno depredando di ogni bene. Anche se vi nascondete sotto le ali di un vergognoso sciacallo, troverete pace solo dentro i sarcofaghi del monumento alla Tutankamon che questo mostro si è fatto erigere. E mentre voi esultate per la vittoria e vi apprestate a festeggiare un crimine contro la giustizia, contro la vostra patria, contro i vostri elettori e contro Dio, l’Italia piange la fine della democrazia, della giustizia e della sua storia!

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LETTERA AL PRESIDENTE MARIO MONTI
Le scrivo presidente Monti, per rispondere alle sue dichiarazioni rese ieri ad un giornalista della sette, a cui confessava la sua meraviglia, che i politici si mostrassero preoccupati dinanzi alle proteste della popolazione. Con la sua solita flemma, spiegava che anche le manifestazioni fanno parte delle democrazie, ma che non POSSONO e non DEVONO influenzare le decisioni da lor signori prese. Ebbene io faccio parte di quella popolazione e le voglio ricordare che è proprio quella popolazione a pagare i vostri stipendi. Che quella popolazione non è altro che il vostro datore di lavoro, che vi ha affidato il compito di gestire al meglio il loro paese e quindi ha tutto il diritto di chiedere conto del vostro operato.
Dal suo punto di vista il rapporto con la popolazione nasce e muore nella cabina di un seggio elettorale?
Si sbaglia presidente Monti!
Pur avendo firmato un contratto, questo non significa affatto che la si possa escludere da decisioni importanti, che si ripercuotono sulla propria vita. Con quel voto non vi è stata firmata una cambiale in bianco. Esiste un contratto che si chiama “Costituzione” e che voi siete tenuti a rispettare!
Ci tengo a ricordarle, le parole di un grande Presidente della Repubblica Italiana, SANDRO PERTINI che ci diceva:
“QUANDO UN GOVERNO NON FA CIO’ CHE VUOLE IL POPOLO, QUEL GOVERNO VA CACCIATO VIA ANCHE CON MAZZE E PIETRE”.

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PERCHE’?
Il Partito Democratico dovremmo ribattezzarlo il partito dei masochisti o il partito di Giuda? Per davvero non si riesce a capire quanto nel Partito Democratico siano capaci di farsi del male. Oltre a non essere in grado di capire gli umori del paese, sono incapaci di capirsi anche tra loro. Questa gente ha tradito quello che un tempo era il partito che rappresentava la parte migliore della politica, quella che difendeva il lavoro e i lavoratori dall’avidità delle caste. E forse proprio per questi tratti umani rappresentava un partito scomodo. Da sempre le caste hanno cercato di demolirlo e finalmente ci stanno riuscendo. I nemici del popolo italiano stanno rendendo possibile questo sporco lavoro e nel modo più vile, come cannibali che si mangiano tra loro!
Dentro questo partito purtroppo convivono anime nere, dei bastardi che in quale modo siano riusciti a trovare spazio in questo luogo, rimane un mistero. Questi esseri indegni lo stanno disintegrando e con esso anche chi ancora crede negli ideali di giustizia sociale, persone oneste che ancora resistono dentro quel partito, ma che purtroppo sono capaci solo di sussurrare, quando bisognerebbe usare le spranghe, contro questi assassini. La popolazione che aveva riposto in loro la speranza per un cambiamento, è in preda ad una rabbia impotente, se non con un nodo nella gola. Non può accettare questo tradimento e vuole ancora credere che non tutto è perduto.
Non si può lasciare alle destre il campo sgombro da ostacoli e permettere si faccia carne da macello, della parte più debole e onesta della popolazione. Quella stessa popolazione che sta implorando di poter avere come Presidente della Repubblica un uomo di chiara onestà e competenza, come Stefano Rodotà. Ci si chiede perché il capo di questo partito, che riteniamo più affidabile tra i politici, rifiuti questa candidatura che aprirebbe la strada alla speranza che una politica giusta e degna, è ancora possibile. Perché si ignora il grido di aiuto di una popolazione allo stremo della sopportazione, per via dei soprusi e violenze che è costretta a sopportare, ma che ancora possiede la forza di non stare in ginocchio, come questi signori vogliono che stia? Perché non sono capaci di raccogliere queste grida di aiuto? Perché? Cosa sta diventando questo che era il partito del popolo? E perché non si tiene in alcun conto la volontà di quel popolo?
Spalancate quelle porte! Uscite da quel bunker e guardatela in faccia la realtà! Riprendetevi quel coraggio indispensabile per governare una nazione, piuttosto che agire come zombie in un mondo irreale, dove vi siete cacciati. Oppure la gente deve prendere atto di non avere speranza e continuare a chiedersi di quale male incurabile soffre la sinistra, per rischiare di affidarla ancora una volta a chi l’ha crocifissa?

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