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Archive for giugno 2013

DOV’E’ FINITO IL FIUME DI PONTECORVO?
Il ponte che dava il nome al paese è ancora lì al suo posto, ma il fiume che scorreva sotto di lui superbo e maestoso, non c’è più. Pontecorvo è un antico paese nella provincia di Frosinone raso al suolo dalla seconda guerra mondiale e rinato dalle sue macerie. Un povero paese che dopo essere stato ferito a morte dalle bombe, è stato ucciso una seconda volta dai “cannibali” nascosti dietro il nome “progresso” e depredato della sola ricchezza che possedeva: Il fiume Liri.
Una multinazionale convinse (o comprò) le autorità dell’epoca, a costruire una diga a Nord del paese e quando questo avvenne, del fiume rimase soltanto il suo letto vuoto.
L’acqua limpida e viva che saltava festosa dalle rocce e il rumore che faceva precipitando, era la musica stessa di questo paese. Era il benvenuto al visitatore e la compagna fedele del vecchietto, che si fermava sul ponte a prendere il fresco nelle giornate di calura. Era il punto d’incontro delle comari che sciorinavano gli ultimi pettegolezzi. Era il divertimento dei discoli, che si tuffavano a capo fitto per raggiungere l’altra sponda, sotto lo sguardo di disapprovazione di chi queste cose, non aveva mai fatto. Non c’è più la cascata che troneggiava al centro del fiume ove qualche incauto barcaiolo si capovolgeva, attirando l’attenzione di tutti e facendo accorrere al salvataggio i raccoglitori di ghiaia. Quella cascata che lanciava nel cielo una miriade di bollicine candide è ora un ammasso di rovi. I mulinelli e i gorghi profondi, delle pozzanghere oscene. Le rocce levigate e lucide come cristalli, sono ruvide e scure e intorno ad esse e sopra di esse, ortiche e sterpi. Quelle rocce, un tempo vive, sembrano reperti archeologici dal sapore di morte. Una schiuma giallognola galleggia sulle pozzanghere e dove il fiume era più profondo, cocci, barattoli, e fanghiglia frammista a rifiuti. Non c’è più la ghiaia lucida e al suo posto crescono sterpi. Non ci sono gli operai a torso nudo, abbronzati come i neri d’America, a caricarla sui camion per l’utilizzo nell’edilizia. I salici e i pioppi che lo costeggiavano e parevano sussurrare canti dolcissimi portati dal vento, dove sono? Dei pioppi, dei salici, non rimane nemmeno un tronco a testimoniare la loro passata esistenza. Quel fiume dove le donne del paese lavavano i panni è morto per sempre!
Lavare i panni al fiume era un rito, oltre che una necessità, non essendo le case fornite di acqua a quel tempo. Vedere le donne lavare i panni era come guardare un quadro d’autore. Stendevano le lenzuola sull’acqua e le sbattevano energicamente contro le rocce, poi si aiutavano a vicenda per strizzarle, prendevano il lenzuolo ai due lati e lo attorcigliavano come un gigantesco salame, oppure lo stendevano sui cespugli ad asciugare al sole. Ogni tanto qualcuna si metteva a cantare subito imitata dalle altre. Ad esse si univano i gruppetti di lavandaie più a valle e alzavano il tono per essere udite da un capo all’altro. Si univano al coro anche i venditori di ghiaia e i fabbricanti di blocchetti di cemento, di quella minuscola fabbrica poco lontano, che utilizzava nell’impasto la ghiaia del fiume. Cantavano a squarciagola incuranti della fatica o forse proprio per vincere la fatica di quel duro lavoro, gareggiando a chi cantava più forte. Ne nasceva un coro discorde, un orchestra di strumenti naturali, antica come il tempo. Suoni acuti e aspri sovrastavano quelli più bassi e profondi. Musica varia che nessun maestro potrebbe inventare e il più sofisticato strumento musicale non riuscirebbe ad imitare quei suoni unici, come la vita. Voci acute e incolte ma vive e vere come l’acqua dove lavavano i panni, forti come la pietra dove li sbattevano e dolci come mani che lavorano. Era la voce dei secoli: tamburi e corni, clarinetti e tromboni o cani e uccelli, o lupi e leoni o pioggia e grandine e vento e sole, che picchiava inesorabile sulle loro teste. Era la sinfonia dolce delle stagioni, la melodia dell’eternità e non può esserci violino o viola, che riesca ad eguagliare la bellezza di quei suoni nati dall’acqua, dalle rocce, dalla terra e dalla vita che scorreva nelle loro vene.
Questa violenza compiuta contro un paese innocente, contro gente semplice trattata come pezzenti e dei pezzenti non si tiene alcun conto. Questo infame sistema dove chi più ha più deve avere e chi meno possiede meno ancora deve possedere, è un crimine contro natura. La Terra appartiene alla Terra e l’acqua ai suoi fiumi e nessuno deve arrogarsi il diritto di appropriarsene, si tratti di un capo di Stato o multinazionale che sia! Non c’è stata una voce che si sia alzata per fermare uno scempio che privava un paese di godere di un bene che, né i governanti o le multinazionali gli avevano regalato.
Pontecorvo, un paese antico e nobile umiliato e ucciso dall’ingordigia di esseri senza scrupoli e da uno Stato da ripudiare!

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PER LORO LA GIUSTIZIA NON “DOVREBBE” ESISTERE
Ma con quale coraggio i sostenitori del PDL continuano a blaterare che il Signor Silvio Berlusconi è un perseguitato dalla giustizia? Come si fa a parlare di accanimento giudiziario, quando in venti anni di governo sono state fatte decine di leggi, per salvarlo dalla giustizia? Tra prescrizioni e indulti è sempre riuscito a farla franca, a non essere giudicato. Se una persona viene indagata per innumerevoli capi d’imputazione, sarebbe colpa della Magistratura? Cosa dovrebbe fare la giustizia se non cercare di stabilire la verità? Perché questi signori non usano lo stesso metro nella difesa di chi viene addirittura arrestato e solo perché trovato in possesso di 20 grammi di droga? Nessuno li ha mai sentiti scandalizzarsi, neppure dinanzi alla morte di questi ragazzi, colpevoli solo verso sé stessi.
Questa gente per davvero soffre di demenza precoce!
La cosa più sconcertante è quando cercano di farsi scudo con gli elettori. Cosa c’entra che sia stato votato da nove milioni di persone, con le accuse mosse contro questo signore dalla Magistratura? Anche Hitler e Mussolini furono votati e allora? Dovevamo santificarli per questo? Ma quanta importanza, in questo caso, si dà alla popolazione! E perché non si fa altrettanto quando manifesta il proprio dissenso contro leggi sbagliate o opere inutili? Se il popolo è sovrano DEVE ESSERLO SEMPRE! E non pare che le cose stiano proprio così.
E’ per davvero sconcertante che non solo questi “politicozzoli” ragionano coi piedi ma che lo facciano anche i media, assecondando queste tesi, è a dir poco inquietante. Perché nessuno di costoro si chiede, se è regolare che gli avvocati di questo signore siedano in Parlamento? Trovano per davvero normale che dei parlamentari si occupino dei problemi privati di una persona, perdendo tempo ad emanare leggi personali, piuttosto che svolgere il proprio dovere, che è quello di occuparsi dei problemi del paese che paga i loro stipendi? Perché questi “giornalisti” non si scandalizzano che alcune “signorine” che allietavano le serate di questo signore, siano poi finite ad occupare posti importanti nella pubblica amministrazione?
Una persona può frequentare qualsiasi tipo di gente in privato, ma non può far pagare alla comunità gli oggetti del proprio piacere. La politica è cosa seria e chi ne fa parte deve non solo essere al di sopra di ogni sospetto, ma DEVE COMPORTARSI AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO! E questo per rispetto al paese, ai suoi abitanti e all’immagine che dal suo comportamento ne scaturisce. Il danno che deriva ad un paese per un immorale comportamento dei suoi rappresentanti, è incalcolabile. E’ di loro che si fa scudo la malavita, oltre che essere una scuola poco edificante, per le giovani generazioni. Dovrebbero solo vergognarsi del fango che stanno gettando sul nostro povero paese, altro che scagliarsi contro la giustizia!

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UN CONTRO GOVERNO MONDIALE (affinché il benessere dell’umanità diventi la priorità).
L’obiettivo dell’attuale “governo mondiale” è quello di scavalcare i millenni di civiltà raggiunti con un ritorno al passato. Un sistema dove la politica è al soldo dell’economia e l’economia fa politica, un binomio perfetto: politica e denaro!
Urge un cambiamento di questo sistema creato dai potenti, che esclude le popolazioni dai loro banchetti, senza spartire con esse neppure le briciole. Un sistema che spreme le popolazioni per far pagare ad esse i loro lussi. Non c’è dubbio che questo “democratico salasso” serve a garantire loro la bella vita di sempre. A questo punto è chiara la necessità di istituire un “Contro Governo Mondiale” per liberare la società dallo stato di schiavitù di cui è vittima. Un Contro Governo che applichi quei valori umanitari che questi sistemi vanno distruggendo. Necessita creare un collegio mondiale, formato da uomini e donne di tutte le nazioni, per trasformare questo pianeta da paradiso per ricchi e inferno per i poveri, in un luogo sereno e vivibile per tutti i suoi abitanti.
Un contro governo che riconosca ad ogni uomo il diritto di ricevere di che vivere dignitosamente, dalla nascita alla sua morte. il diritto alla tranquillità, all’istruzione, alla salute e ad una riduzione drastica dei tempi di lavoro, in modo che possa dedicare il suo tempo a ciò che egli ama e non spendere l’esistenza su un posto di lavoro, per produrre ricchezza per altri uomini. La tecnologia, l’ingegneria genetica, le nanotecnologie, la robotica devono servire per liberarlo da questa schiavitù e non a provocare licenziamenti in massa e rendere ancora più dura l’esistenza per i pochi che ancora lavorano e la disperazione per quelli che il lavoro lo hanno perduto. La tecnologia deve migliorare le condizioni di vita della classe lavoratrice e non portarli alla disperazione favorendo l’arricchimento sfrenato dei già ricchi proprietari, permettendo guadagni stratosferici con la decimazione degli operai. Un contro governo che ci liberi dagli inganni politici e dall’immoralità dei potenti. Necessita creare una sorta di Comunismo Moderno e Rivoluzionario, dove la condivisione delle risorse del pianeta diventi una questione di giustizia e uguaglianza per tutta l’umanità. L’uguaglianza deve essere applicata alla nascita e tutti devono avere pari opportunità e quello che una persona realizza durante la vita, lo deve unicamente a sé stesso: chi fa più degli altri ha diritto ad avere un tenore di vita proporzionale ai meriti, rispetto a chi non fa nulla.
A questo punto sarebbe opportuno rispolverare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata il 10 dicembre 1948, aggiungendovi nuovi elementi più adatti all’epoca in cui viviamo. Se questa Carta venisse rispettata nella sua interezza in tutti i paesi, l’umanità farebbe un grande balzo in avanti, verso un mondo con maggiore libertà, uguaglianza e fraternità. Necessita che si torni ad amare il mondo in cui viviamo, imparare a vivere in armonia con gli altri esseri umani e la natura.
Il PIL (prodotto interno lordo) con cui oggi si strangolano i popoli, deve essere sostituito dal FIL (felicità interna lorda) Il PIL non tiene conto dei sentimenti, della salute, della qualità dell’educazione e della gioia nei momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidarietà dei nostri valori. Non tiene conto della giustizia. Non misura il coraggio, la saggezza, la conoscenza, la compassione, il dolore. Misura tutto il PIL tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Necessita aumentare la felicità piuttosto che la crescita economica. Il fine economico dovrebbe essere quello di facilitare il cammino degli abitanti di questo mondo.

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IL RISVEGLIO
Si avverte nell’aria un risveglio nella popolazione, un risveglio delle coscienze dalla sedazione in cui erano tenute dalla classe dirigente. E’ il canto del cigno dell’umanità che vive sulla propria pelle la miseria, l’offesa nella dignità della persona e l’angoscia di non avere un futuro. E’ la speranza che un ritorno alla libertà, alla democrazia e all’uguaglianza, è possibile. E’ una presa di coscienza che la vita è un miracolo e che a nessuno è dato rovinarla. Che questa forma di inferno terrestre, dove questo “governo mondiale” tiene le popolazioni, deve finire! Che l’infelicità di milioni di esseri umani per soddisfare l’ingordigia di pochi altri “esseri umani” è inaccettabile! Che questo brutale accaparramento della ricchezza in poche mani e il disprezzo per la vita altrui va scongiurato! Che questo capitalismo finanziario e criminale è arrivato al capolinea e necessita una forma più giusta di convivenza civile.
Se il sistema socialista è crollato per delle colpe del passato, questo capitalismo che distrugge presente e futuro, deve essere polverizzato! Urge un’alternativa e un ribaltamento radicale di questo inumano sistema con la creazione di un nuovo socialismo. Un socialismo del XXI secolo, dove non sia più permesso a quell’uno per cento della popolazione, di rendere schiavi il novantanove per cento di essa. Non è possibile che milioni di esseri umani debbano rendersi schiavi di un pugno di assatanati. Questa Europa strangolata dalla Troika e sostenuta da governanti indegni, sta trasformando la popolazione in “debitori”, una sorta di salvadanaio dove appozzare senza vergogna. Politici da operetta, ma capaci di scatenare una guerra sociale, contro i loro popoli. E dunque si rende necessario proprio come avvenuto nel 1945, che gli europei si liberino dalla tirannia: nazisti e fascisti di allora e dal capitalismo finanziario oggi e riscrivere insieme una nuova pagina di storia. E’ necessario e urgente un ritorno alla normalità, alla decenza, all’onestà e alla giustizia sociale dando vita ad un movimento anticapitalista. Oggi la lotta di classe è quella dei ricchi verso i poveri, dei padroni verso gli operai, di chi ha il potere verso chi non ne ha e da ciò ne consegue che i bisogni, i diritti e le libertà vengono frantumati. La dignità di chi lavora non può essere sacrificata alla necessità di lavorare. Il lavoro è un diritto e la sottomissione ad un “padrone” un abuso! Datore di lavoro e lavoratori devono avere un reciproco riconoscimento su un piano di parità. Basta con questo criminale sfruttamento, con la devastazione della natura, la mercificazione delle vite e la disuguaglianza sociale. Dobbiamo dire basta alle privatizzazioni, alla flessibilità, alla precarietà del lavoro. Basta coi tagli alla scuola pubblica, alle pensioni e allo stato sociale che sta distruggendo secoli di storia. Necessita un’alternativa! Alternativa significa rifiuto del debito, nazionalizzazione delle banche e delle imprese strategiche, istituzione di poteri democratici nei luoghi di lavoro, nel territorio, nelle istituzioni. Alternativa significa la costruzione, la difesa, la riappropriazione e gestione sociale dei beni comuni, contro la mercificazione delle vite, dell’ambiente, della salute, della conoscenza. Alternativa perché bisogna riprendere la marcia verso l’uguaglianza sociale partendo dalla riduzione generalizzata degli orari di lavoro, della cancellazione delle leggi sulla precarietà, oltre all’abbassamento dell’età pensionabile. Alternativa perché ci vuole una grande redistribuzione della ricchezza verso il basso con un generale incremento delle retribuzioni e delle pensioni. Alternativa perché un movimento anticapitalista è necessario per ricostruire forza e unità in tutto il mondo oppresso dalla prepotenza. Nessuno si deve più vergognare per la sua povertà è quindi necessario un percorso comune alternativo e indipendente rispetto agli schieramenti politici attuali.

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LA PIOVRA POLITICA
Ci si chiede a che serve denunciare i crimini commessi dalla classe dirigente se poi nulla cambia, ma tutto continua come prima, meglio di prima per questi signori. Contro questa gente nessuno può nulla, neppure la giustizia a cui con varie leggi ad hoc, sono state legate le braccia. Da oltre cinquant’anni il nostro paese viene stritolato dai tentacoli del potere, umiliato da una classe dirigente incapace e disonesta, depredato delle sue ricchezze e strangolato da un debito colossale accumulato dalla loro pessima gestione. Un paese derubato non da semplici ladri di appartamento, ma da quella classe dirigente superpagata, che doveva occuparsi del bene di questo paese, quella che invece vive nel lusso più sfrenato, circondata di privilegi che si possono ben definire criminali, se paragonati alle sofferenze cui sottopongono la popolazione, schiacciata da tasse insostenibili e privata anche dello stretto necessario alla sopravvivenza. Una popolazione in ginocchio, privata del lavoro e costretta ad elemosinarne uno a qualsiasi condizione, che non sa più cos’è la serenità di addormentarsi, sapendo che il giorno dopo può sfamare se stesso e la propria famiglia. Una popolazione costretta a sopportare che coloro che li hanno ridotti in miseria, si dividono milioni di euro, mentre essi non sanno come spartire il pranzo con la cena. Questo che è un vero e proprio insulto alla dignità, è qualcosa che grida vendetta e non può che suscitare una giustificata reazione rabbiosa, contro questo sistema dittatoriale. E mentre nei regimi dittatoriali sussiste la possibilità che la popolazione riesca, con un atto di forza a liberarsene, in questa sorta di ”finta democrazia” non c’è alcuna possibilità di cacciarli, neppure con le elezioni, per il semplice fatto che sono sempre gli stessi personaggi in lista e votare questo o quello nulla cambia, perché tutti appassionatamente uniti, si difendono l’un l’altro avendo gli stessi identici interessi: rimanere incollati alle poltrone.
In nessun paese democratico è consentito ad un politico di rimanere al potere per più di due legislature e questo proprio per impedire che i loro artigli arrivino ad occupare le altre branchie del potere. Nel nostro paese chiunque entra in politica vi rimane a vita e quindi si crea una sorta di piovra i cui tentacoli arrivano ovunque e l’alternarsi dell’uno o dell’altro schieramento non cambia nulla! Ciò che occorrerebbe affinché questo paese torni ad essere una nazione seria, sarebbe la sostituzione totale dell’intera classe dirigente a tutti i livelli: nazionali, regionali ma anche comunali, iniziando dai politici per finire ai più piccoli dirigenti in ogni ambito dell’amministrazione pubblica. Solo mandando a casa ogni e qualsiasi dirigente, non importa se colluso o meno e sostituirli con persone oneste e intelligenti di cui la società civile dispone, si può sperare in un ritorno alla normalità, altrimenti il nostro paese è destinato alla morte civile, come l’attuale potere politico, economico e amministrativo sta mettendo in atto da anni.

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IL NUOVO MONDO SECONDO LA MISTICA DELLA FINANZAI
La visione globalmente perfetta per coloro che si sono autoproclamati “padroni della Terra” è quella di un mondo disumanizzato, robotizzato, disperato. I sacerdoti di questi Dei moderni sono i politici, i giornalisti, gli economisti e gli opinionisti. Questi signori non sono esseri normali, razionali, logici, ma una sorta di automi, che ripetono in modo meccanico, la lezioncina imparata a memoria che qualcuno gli ha imposto di recitare, per sottoporre ad un vero e proprio lavaggio del cervello l’opinione pubblica, onde manipolarla, assoggettarla e renderla docile. Così quando qualcuno osa proclamare il fallimento dell’euro, si ritrova circondato da un esercito di questi “assassini della democrazia”, per zittirlo e fargli cambiare idea con le buone o con le cattive. Questa gente ha dimenticato che la “Democrazia” si basa sulla correttezza e trasparenza delle informazioni, ma costoro sono diventati degli zombie e recitano la parte senza neppure conoscere gli argomenti. Il loro compito è convincere l’opinione pubblica che l’uscita dall’euro rappresenta il “disastro, la catastrofe, la sciagura”, quasi che quella che stiamo vivendo non fosse un apocalisse per il genere umano. Verrebbe da chiedersi perché non abbiano sostenuto le stessi tesi quando ci svegliammo una bella mattina e ci ritrovammo dimezzati stipendi e pensioni, per via dell’aumento esasperato e senza controllo dei prodotti di prima necessità, visto che prima di entrare in questo girone infernale, con mille lire si faceva la spesa invece con un euro che vale duemila lire, non si compera neppure un chilo di patate. Con l’entrata nell’euro l’economia italiana (ma anche delle altre nazioni che ne fanno parte) è crollata, le condizioni di vita precipitate fino alla soglia di povertà, la chiusura per fallimento di migliaia di imprese, la disoccupazione generalizzata, la precarizzazione totale di chi un lavoro ancora lo possiede. Che l’uscita dall’euro comporti dei problemi è sicuro, ma una volta usciti dalla gabbia, si ricomincia a vivere (un esempio è l’Argentina).
Perché non ci dicono a chi fa comodo rimanere nell’euro? Chi si arricchisce dalla povertà della popolazione? E se trovano moralmente giusto che per soddisfare l’insaziabile sete di potere di questi dannati, si debbano far soffrire milioni di esseri umani privandoli non solo del necessario, ma anche della dignità, della serenità e della voglia di vivere? I sostenitori di questo universo parallelo, necessitano di una riabilitazione con la realtà, visto che vivono un’altra dimensione. La difesa di questi grandi gruppi finanziari, che promuovono soprusi, cancellazione dei diritti, schiavizzazione dei lavoratori, svuotamento della Costituzione, privazioni di servizi pubblici essenziali, decurtazioni di stipendi e pensioni, delocalizzazione selvaggia di imprese, per consentire a questi capitalisti di aumentare i loro profitti, è demenziale. Come si fa a negare l’urgenza per una popolazione condannata alla morte civile, che non siano questi buon motivo per uscire dall’euro? Il vero terrorismo è proprio quello di negare questa realtà!
Il disastro che paventano è un falso storico, che merita l’accusa di terrorismo mediatico e attentato alla democrazia dell’informazione. La svalutazione e l’inflazione che, secondo quanto vanno blaterando, comporterebbe l’uscita dall’euro, sono solo armi di distrazione e disinformazione di massa. Necessita prendere atto di questo per dare inizio ad una lotta di civiltà, da indirizzare contro i principi su cui si fonda il potere delle classi dominanti, ma anche contro queste mummie, corrotte, inette e stupide. Necessita mettere in moto le forze della conoscenza, le sole capaci di cancellare le opinioni sbagliate di cui la popolazione è vittima. Affermare la verità e istruire le menti rendendole consapevoli dell’inganno, sono le armi necessarie per difenderci.

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SIAMO FIGLI DEI GRECI E DEI ROMANI
Che fine ha fatto la politica? La domanda sorge spontanea nel vedere che i politici tutto fanno fuorché quello per cui son stati eletti. Un governo deve preoccuparsi del benessere dei propri cittadini mentre costoro si preoccupano di quel che dicono i mercati, le banche, la commissione europea trascurando i problemi che affliggono le popolazioni che oltretutto, pagano i loro stipendi. Perché nessuno tra questi politici si chiede dove stiamo andando? Cosa sia accaduto in questi ultimi anni da portare un intero continente sull’orlo del disastro? Quali politiche, quali meccanismi perversi sono stati messi in atto per ridurre alla disperazione la gloriosa Europa?
LEuropa intera é figlia dei Greci e dei Romani, quella stessa Europa che oggi vogliono schiacciare. I barbari che prima ci hanno invaso e che noi abbiamo educato, ora sono i nostri indiscussi padroni. É giunto il momento di resuscitare la nostra antica saggezza ripristinando il “Nostro” Ordine Mondiale, insegnare qual è il vero significato di Democrazia, di Sovranità Popolare e di Carta Dei Diritti dell’Uomo, altro che nuovo ordine mondiale dettato dai mercati! Non solo ad Atene e Roma si può ammirare nei monumenti sopravvissuti ai secoli la grandezza e la storia di queste nazioni, che ora ai giorni nostri, si vorrebbero cancellare. Non è possibile che chi ha insegnato la civiltà al mondo intero, sia costretto ad ingranare la marcia indietro proprio sulla civiltà! Perché nessuno osa contestare quello che sta succedendo dopo che questo “nuovo ordine mondiale” sta imponendo le sue leggi?
In Europa non esistevano problemi di recessione fino a quando era la politica e non il potere finanziario a governare. E se questo “nuovo sistema” sta portando un continente alla rovina, perché non si ammette il fallimento ritornando alla normalità? Quella normalità che per tanti secoli ci ha consentito di crescere in cultura e civiltà? E’ forse una pazzia collettiva ad essersi impossessata della classe dirigente da ridurla a sottomettersi ai mercati? Non si può ignorare che questa globalizzazione della ricchezza nelle mani di pochi, crea miseria e sofferenze nel resto della popolazione: disoccupazione, precarizzazione, cancellazione dei diritti, impoverimento della classe media, fallimento delle piccole e medie imprese, stipendi congelati, pensioni a rischio, mentre i prezzi lievitano senza alcun controllo. Questo svuotamento delle democrazie favorisce quella che è una vera e propria dittatura economica, che cancella i diritti dei lavoratori e crea privilegi per i ricchi. In questo modo le popolazioni sono estromesse da qualsiasi decisione e i governi eseguono gli ordini di una “Commissione” che nessuno ha eletto. E’ normale tutto questo?
Dinanzi alle sacrosante proteste delle popolazioni, i politici sono capaci soltanto di alzare le spalle, quasi si trattasse di una catastrofe naturale e non delle loro criminose scelte. Li vediamo accettare queste cose con un fatalismo demenziale, come non ci fosse altra possibilità di uscita, da una situazione da essi stessi creata e ora incapaci a gestire. E quel che è peggio senza avvertirne la minima responsabilità, senza un tentativo di reazione, ma ubbidienti come scolaretti a questi nuovi padroni. E siccome i ricchi con questo ”sistema” diventano sempre più ricchi, tutto sommato va bene così. Gli economisti, che si riempiono la bocca di previsioni tutte sbagliate, fanno altrettanto e la stampa, il cui compito è quello di far capire come stanno realmente le cose, se ne guarda bene dal manifestare qualsiasi critica. Così la popolazione si ritrova ad essere totalmente abbandonata. Nessuno trova il coraggio per denunciare una economia folle, una politica inesistente, un potere finanziario devastante, che ci ha fatto ingranare una marcia verso il precipizio. Si continua coi bilanci sempre più rigidi, nonostante il debito lieviti più del pane. Si strangola di tasse la popolazione e si elargiscono miliardi alle banche, che non li usano più nel modo per cui le banche sono nate, ma per farli fruttare, speculando in modo indecente, se non criminale. Questa che appare come una folle rassegnazione da parte della politica è qualcosa di inaccettabile. E’ come se la classe politica europea avesse perduto la testa senza capire di trascinare, a furia di privazioni, la popolazione al suicidio. Non si rendono conto (o non vogliono) che nessun sacrificio risolverà mai niente in questa situazione. Non vogliono capire che fino a quando non saranno capaci di avviare un cambiamento radicale di questo degenerato sistema, nulla potrà cambiare. Gli interessi da usura che questi nuovi barbari hanno messo sul debito (da pubblico trasformato in privato per tornaconto) è per davvero immorale e finirà per provocare la più tragica delle previsioni: la morte civile della nostra gloriosa Europa.

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