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Archive for novembre 2013

CARI POLITICI IL POPOLO SI RIBELLERA’
Genova è solo l’inizio! Non si può più sottostare all’oppressione economica civile e morale cui sottoponete la popolazione che non ne può più di subire violenza, ed è arrivata l’ora di dire BASTA! Con le vostre politiche state seminando disperazione, che non vi stancate di propinare a piene mani. Avete trasformato l’esistenza degli italiani in un inferno, dove solo voi ne siete fuori. La pretesa di far pagare i vostri errori, la vostra incapacità, la vostra insaziabile avidità, la vostra sete di potere a chi non ha colpe, ha superato i limiti dell’umana sopportazione. Se ritenete giusto e siete convinti che a voi della casta, spetta il diritto di trascorrere l’esistenza ubriacandovi nel lusso più assurdo, vi sbagliate. La popolazione è in tutto e per tutto simile a voi e dunque non può accettare di essere trattata come fosse una sottospecie umana. A questo punto si rende necessario porre rimedio alla vostra ignoranza, che vi fa ritenere di essere figli di un dio maggiore, quando la differenza consiste nel fatto che tutti gli uomini sono muniti di due mani, mentre voi avete sviluppato due artigli, con i quali minacciate e depredate tutti gli altri, con una ferocia che è diventata un crimine. Questa forma di pazzia è arrivata al punto da commettere delitti contro l’umanità pur di soddisfare la vostra lurida ingordigia, di navigare nel lusso più sfrenato e senza regole. Quel debito immorale, di cui vi fate scudo per continuare a tormentare e depredare gli abitanti di questo paese, è da rigettare! Non è stato l’operaio (che butta il sangue otto ore al giorno) ad accumularlo, non è stato l’impiegato o qualsiasi altro lavoratore, né tantomeno sono stati gli artigiani o i piccoli imprenditori. A contrarre quell’immenso debito siete stati voi, la vostra categoria priva di onore e dignità, che non conosce limiti all’ingordigia e all’infamia. E’ la vostra classe di esseri senza scrupoli ad aver provocato la crisi, siete voi politici, le multinazionali, i banchieri ad aver provocato il disastro che state facendo pagare agli innocenti. Ogni giorno per colpa vostra muoiono migliaia di esseri umani per fame in tutto il mondo. Ogni giorno tanti poveri cristi si tolgono la vita per porre fine al salasso del proprio sangue, per nutrirvi. Ogni giorno ci si sveglia con l’angoscia di non sapere di cosa nutrirsi, ogni giorno i ragazzi osservano dalla finestra un futuro nero, che li spaventa più di un tornado. Ogni giorno gli occhi di tutti si rivolgono verso il cielo, nell’assurda speranza che arrivi un miracolo, che li liberi della vostra presenza. Ogni giorno ci si chiede quale sia il modo più efficace per fermarvi, per ridurvi all’impotenza o alla ragione. Ogni giorno io mi auguro che una peste vi colpisca tutti indistintamente, che liberi il paese dalla vostra stramaledetta presenza, per tornare a vivere in un mondo a dimensione umana, dove ogni uomo possa vivere libero, in pace e in armonia con la natura. La vostra presenza sulla Terra non è solo dannosa per il genere umano, ma ferisce mortalmente lo stesso pianeta e disturba l’armonia nell’universo.

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RICORDI CHE ORA CI SEMBRANO FAVOLE.

Le nostre campagne, un tempo paradiso di verde, di frutti, di profumo, curate e coltivate dai contadini, che si prendevano cura della terra dalla quale ricavavano la ricchezza necessaria alla nostra sopravvivenza, ottenendo in questo modo un doppio risultato: nutrirsi e proteggere il territorio dai disastri naturali, nel rispetto della natura. Purtroppo ai giorni nostri vengono violentate e sfruttate da parte di gente priva di scrupoli, che le soffoca nel cemento. Togliendole ai contadini si è compiuto un delitto di cui nessuno ne risponde, si è ribaltata la sua funzione che era quella di essere coltivata per farne un monumento al cemento. A che serve piangere i morti che ogni anno vengono uccisi in conseguenza di questo scempio? Non è la natura colpevole di essere quello che è, ma gli uomini che non si stancano di violarla!
Mentre osservo l’oscena costruzione di quell’enorme ipermercato, che un tempo era il regno di alberi secolari e di erba viva, dove il gregge di pecore al pascolo, dava l’impressione come guardare un presepe o un quadro d’autore, istintivamente mi ritrovo nel passato:

“Ricordalo sempre piccola, vivere è un arte che si impara – diceva dopo aver sputato il residuo di tabacco, appiccicato sul labbro.
– Quanto tempo ci vuole per imparare, nonno?
Lui voltava il capo verso di me e mi guardava in quel modo particolare e il suo volto assumeva l’espressione furbesca che hanno i bambini – Il tempo necessario affinché i tuoi piccoli artigli, non li avrai trasformati in vere manine.
– Ma io le ho già le mani, nonno! – Protestavo. Lui scuoteva il capo sorridendo sotto i lunghi baffi e i suoi occhi diventavano due fessure azzurre, che mi stupivano sempre, in quel viso scuro, cotto dal sole.

Il nonno amava sedersi sotto la vecchia quercia dietro casa ed io lo imitavo. Di tanto in tanto, batteva la pipa contro il tronco, per liberarla del tabacco bruciato, poi la riempiva con quello fresco, che tirava fuori da una scatolina di tartaruga, che riponeva nella tasca della camicia di tipo militare, che lui prediligeva – Io ti taglierò gli unghioni, così non dovrai affannarti nelle vie del mondo, alla ricerca di cose prive di valore, per poi accorgerti un giorno, di aver buttato via il tuo tempo. Ti insegnerò a vedere oltre le cose. La vita è irripetibile per questo dobbiamo amarla e godere di ogni giorno, senza sciuparla in un inutile arrembaggio, tanto nulla di ciò di cui ci appropriamo, potremo portarci nel viaggio di ritorno. Osserva la natura è da essa che dovrai imparare. Guarda il vento gioca con i fiori per disperdere il polline che trasporta lontano per abbellire altri prati e li lascia liberi, al contrario degli uomini che si appropriano di ogni cosa che toccano. Osserva queste rondini, trascorrono il loro tempo ad onorarla la vita e così dovrai fare anche tu.
Sulla sua fronte mentre parlava, si disegnavano due solchi profondi. Mi piaceva ascoltarlo mentre narrava la vita degli animali, mi faceva notare le differenze con gli uomini, ed io mi stupivo che quasi sempre, erano a nostro sfavore. Vedevo con i suoi occhi, la foresta, le tane degli animali, il loro vivere libero. Restavamo sotto la quercia anche nelle giornate di pioggia. I nuvolosi scuri ed il vento che soffiava forte e strapazzava le foglie e i miei capelli, rendevano più fantastici i suoi racconti. Mi accucciavo al centro della quercia appoggiando la schiena al tronco e raggomitolata come una lucertola, ascoltavo incantata le cose straordinarie che raccontava. E’ meraviglioso sentire il ticchettio della pioggia sopra le foglie ed esserne protetti come sotto un enorme ombrello. Tornavamo dentro solo quando le foglie erano sature di acqua e non riuscivano più a trattenerla.
Durante le nostre passeggiate lungo il fiume, incontravamo dei rovi carichi di more che lui non lasciava marcire sui rami. – Dobbiamo accettare i doni che gentilmente il bosco ci offre. Coglieva le melette ancora acerbe, che pendevano dai rami fuori dei recinti, quelle mele pulite addosso agli abiti e scostumatamente addentate…che poesia! Mi spiegava i nomi delle piante e le loro proprietà. Le conosceva tutte e mentre parlava, posava la mani sul tronco come avesse voluto accarezzarle, quasi fossero sue vecchie amiche.
– Questo è l’albero del gelso. E coglieva i piccoli frutti bianchi o neri ma sempre dolcissimi – Con le sue foglie si nutrono i bachi – spiegava – i quali forniscono la seta…
Uscivamo all’alba quando si andava a pescare e raggiungevamo il fiume. Nonostante il buio, l’acqua si vedeva limpidissima, faceva da specchio al cielo e sul fondo, insieme alla ghiaia e ai pesci, che guizzavano via spaventati dalla nostra presenza, si specchiava la luna. C’era un silenzio profondo, rotto solo dal rumore sordo dei remi, che entravano e uscivano dall’acqua. I salici, ai bordi del fiume, mi facevano paura. Si muovevano per la brezza ma io rabbrividivo al pensiero che potessero nascondere pirati o belve feroci. Il timore aumentava se il vento soffiava più forte, allora le foglie dei pioppi emettevano suoni che a tratti, parevano lamenti. Mi accucciavo immobile e mi stringevo addosso il giaccone di lana, per sentirmi più protetta. A volte i rami mi toccavano all’improvviso e io mi alzavo terrorizzata e il nonno gridava di non muovermi. Questo succedeva quando si accostava troppo alla riva oppure se in quel punto l’acqua si abbassava durante il giorno, da permettere alle piante di nascere anche in mezzo al fiume. Alle volte il letto del fiume si divideva e se ne formavano due, che costeggiavano dei piccoli isolotti lussureggianti. Sulla sua ghiaia candida e levigata, ci sedevamo per fare colazione. In queste minuscole isole, l’erba cresceva abbondante e altissima. E mentre mio nonno preparava le lenze, io la esploravo. Camminavo col cuore sospeso per l’ansia, che mi suscitava quest’isola deserta. Mi aprivo il passaggio scansando l’erba che mi arrivava in vita, con lo stato d’animo di chi affronta la sua più grande avventura. Mi sentivo Robinson Crosué e provavo l’insano desiderio di trovare qualcosa di spaventoso, da raccontare alle amiche, però il coraggio, a questo punto, veniva meno e giudiziosamente tornavo sui miei passi. Mi fermavo a raccogliere le pietruzze colorate, che mettevo nel mio zainetto oppure, dopo essermi slacciata le scarpe, mi sedevo sulla riva del fiume e con i piedi a bagno, lanciavo i sassi nell’acqua. Mi piaceva guardare gli spruzzi sollevati dal tonfo e i cerchi che si allargavano all’infinito…
Molto spesso sulla riva del fiume si vedevano gruppetti di donne che lavavano i panni. Mi giungeva un rumore di voci, di sbattere di panni, un profumo di sapone, risa di bimbi e richiami di mamme quando si allontanavano. Poi all’improvviso qualcuna si metteva a cantare subito imitata dalle altre. Ad esse si univano i gruppetti di lavandaie più a valle, allora alzavano il tono, per essere udite da un capo all’altro. Si univano al canto anche i venditori di ghiaia e i fabbricanti di blocchetti di cemento, di quella minuscola fabbrica poco lontano, che utilizzava nell’impasto, la ghiaia del fiume. Le corde del collo si gonfiavano per lo sforzo, cantavano a squarciagola gareggiando a chi cantava più forte. Ne nasceva un coro discorde, un orchestra di strumenti naturali, antica come il tempo. Suoni acuti e aspri sovrastavano quelli più bassi e profondi. Musica varia che nessun maestro potrebbe inventare e il più sofisticato strumento musicale, non riuscirebbe ad imitare questi suoni unici, come la vita. Voci acute e incolte ma vive e vere come l’acqua, dove lavavano i panni e forti come la pietra, dove li sbattevano e dolci come mani che lavorano. E’ la voce dei secoli, sono tamburi e corni, clarinetti e tromboni o cani e uccelli, o lupi e leoni o pioggia e grandine e vento e sole, che picchia sulle loro teste. E’ la sinfonia dolce delle stagioni, la melodia dell’eternità e non può esserci violino o viola, che riesca ad eguagliare la bellezza di questi suoni nati dall’acqua, dalle rocce, dalla terra e dalla vita, che scorre dentro le vene. Io le ascoltavo distesa sull’erba a faccia in giù, nel mio letto di erba, dalle lenzuola verdi e profumate di viole, cullata dalle voci, dallo scorrere dell’acqua, dal mare di papaveri che ondeggiava sotto la spinta del vento e dalle nuvolette che si abbassavano curiose per guardare o per giocare con me. Le vedevo trasformarsi in cavalli, in castelli irraggiungibili, ma le rondini le abitavano e correvano con i cavalli, gareggiando felici nel cielo…”

Anche io ero felice, felice di vivere in un mondo che ora nel ricordo mi sembra irreale, come appartenesse alla preistoria e invece esisteva solo pochi anni fa. Un mondo sereno, senza lussi o sprechi, ma senza paura del domani, un mondo fatto di solidarietà, di condivisione, di amicizia e rispetto.
Eravamo felici solo di avere gli occhi e vedere questo immenso schermo in tecnicolor che è il cielo, che per fortuna ancora esiste. Eravamo felici di avere gli orecchi e udire i canti, il rumore del fiume, l’abbaiare del cane, il suono di una campana. Era bello sapere di avere le mani per mangiare il pane, mentre mi arrivava alle narici il profumo del grano appena macinato, nella mola vicina.
Guardando oggi le mie mani nude, la mia impotenza dinanzi ad un mondo feroce dove i “potenti” distruggono presente e futuro, dove si è costretti a lavorare per mantenere una lurida casta, che opprime e devasta le nostre tradizioni e il nostro habitat, dove sarebbe necessario possedere artigli possenti capaci di combatterli, mi chiedo se non sarebbe stato meglio se mio nonno me li avesse lasciati crescere lunghissimi e forti!

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UN FRANKENSTEIN FINANZIARIO
Se un pazzo (pur non essendo colpevole della malattia) viene messo nella condizione di non nuocere dalla nostra società, non si capisce come mai non si usa il medesimo trattamento nei confronti di quel club, composto da poche migliaia di persone non elette da nessuno, che decide i destini di intere popolazioni. Questi esseri sono in grado di manipolare i mercati finanziari, di imporsi sulla politica e sugli Stati e vivere sulle spalle della classe lavoratrice. Questa oligarchia che sta cambiando il destino di miliardi di persone, che sta rovesciando il concetto di libertà, di giustizia, di educazione, di cultura e di civiltà, che quella creatura chiamata uomo si era date e che ora questi signori, tentando in tutti i modi di riportare indietro di secoli.
Mediante l’utilizzo della scienza, della logica e della creatività, unita all’utilizzo della tecnologia si era nelle condizioni di poter raggiungere un miglioramento della qualità di vita di tutta la popolazione del pianeta. Purtroppo l’immoralità di un sistema basato sullo sfruttamento della classe lavoratrice, non solo ne ha impedito la realizzazione ma sotto i nostri occhi è degenerato in finanza speculativa, dove si pretende ridurre la popolazione a livello di merce da utilizzare come attrezzi da lavoro. La società civile tutta, è chiamata a ribellarsi alla follia di questa categoria di esseri non più umani, che si sono autoeletti padroni della terra. Tutti dobbiamo assumerci la responsabilità di fermare questa discesa verso l’inferno. Ogni essere umano è approdato libero su questa Terra e non deve permettere a nessuno di farne uno schiavo. A farsi maggiormente carico di ciò devono essere quelle persone più fortunate, divenute celebri nella letteratura, nello spettacolo, nella musica, nello sport o in qualsiasi altra attività, che li ha posti in una condizione di privilegio rispetto altri e quindi essere ascoltati. La notorietà deve essere utilizzata anche per fini sociali, altrimenti della loro arte ne fanno solo artigli!
Questo tipo di società basato sulla sofferenza della gente, che questi dannati stanno realizzando, si scontra con la coscienza, l’onestà e la giustizia e deve essere rigettata dal mondo intero. La cosa sconcertante è che eravamo vicini alla possibilità di liberarcene, essendo questi mostri sull’orlo del fallimento e si poteva sperare nell’esplosione del sistema (da essi stessi provocato con la loro insaziabile avidità) e invece con un golpe soft, il governo degli Stati Uniti entrava di forza nel capitale dei giganti bancari, prestando triliardi di dollari e decidendo di salvarli, quando dovevano essere denunciati per crimini. Dunque le banche non devono restituire il prestito allo Stato, mentre i prestiti da essi concessi vanno restituiti col sangue della popolazione.
Questo inaccettabile salvataggio ha dato vita ad un Frankenstein finanziario, che continua a fare danni di proporzioni colossali di cui tutti ne paghiamo le conseguenze. Questo comportamento è un vero e proprio monumento all’inefficienza, al rischio, all’azzardo. Promuovere questo disumano sistema antieconomico, che porta all’asservimento ai poteri forti, appare come un suicidio. Salvando questi dannati si e inaugurata l’apocalisse del genere umano. Sarebbe stato assai meglio far collassare questo sistema capitalistico bancario, lasciando fallire gli istituti compromessi, anche a costo di alterarne lo scenario economico, dopodiché si poteva ripartire verso un mondo migliore. Invece gli si è dato in mano lo strumento, grazie al quale questi cannibali prosperano e si arricchiscono impuniti, mentre la gente muore per asfissia. Il capitalismo ha vinto ancora una volta anche se con l’infamia, utilizzando il denaro pubblico degli ignari contribuenti. Un minuscolo gruppo di persone stanno scrivendo la fine ingloriosa degli abitanti del pianeta Terra.

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VEDI NAPOLI E POI MUORI
Quando sento qualche rappresentante di questa miserabile classe politica, ribadire di non essere tutti uguali dinanzi alle accuse di criminalità, che la popolazione martoriata gli urla, avrei voglia di prenderli a randellate. In quale occasione hanno dimostrato essere diversi? Dov’erano quando si condannava a morte una regione, tra le più meravigliose del mondo, come la Campania? Dov’erano quando la camorra seppelliva di merda questa regione? E perché nessuno di loro ha denunciato questo crimine? Eppure tutti sapevano che ogni giorno questi rifiuti venivano seppelliti in quelle terre, dove solo la popolazione era all’oscuro della condanna a morte cui erano stati condannati. Dov’erano quando i medici denunciavano un aumento di cancri e leucemie della gente di quella regione? E perché nessuno tra loro ha sentito il dovere di indagare sulle cause? Si discolpano dicendo che non era di loro competenza occuparsene, cazzo stavano uccidendo un pezzo d’Italia e loro si dovevano occupare d’altro? E’ come se la nostra casa stesse prendendo fuoco e noi la lasciamo bruciare, perché non siamo vigili del fuoco e non ci compete aprire il rubinetto dell’acqua. E’ folle!
Una persona onesta ama il proprio paese e si batte contro chi vuole ucciderlo! Tanto più questo compito spetta a chi se ne assume la responsabilità e viene profumatamente pagato proprio perché si adoperi nel difenderlo. Una persona onesta si sarebbe data da fare per aiutare la magistratura a scovare i responsabili, anche se non erano chiamati a farlo. Invece si schieravano addirittura contro la magistratura, ogni volta che uno di loro veniva scoperto, per impedire che venisse fatta giustizia. Ma in cosa vi sentiti diversi? Siete capaci di negare la verità, di condannare chi la verità riesce a far emergere, se foste per davvero fatti di una pasta diversa vi dissocereste da queste cosche, che stanno disintegrando il nostro e vostro paese! Vi dimettereste dall’incarico se per davvero foste diversi, perché non riuscireste a lavorare accanto a degli assassini!
E smettetela di farvi scudo con la “crisi” per nascondere la vostra infame e lurida ignavia, per non dire delinquenza. Smettetela di prendere per il culo la popolazione che vi mantiene nel lusso immorale di cui vi circondate. Smettetela di dire agli operai rimasti senza lavoro, alla gente che non riesce ad arrivare alla fine mese, alle imprese che chiudono, ai piccoli imprenditori che si suicidano che è colpa della crisi, quando la vera crisi siete proprio voi!
La crisi vera è quella delle coscienze che questa maledetta classe dirigente ha perduto. Questi bastardi ci fanno desiderare una nuova dittatura, un dittatore capace di costruire un muro come quello di Berlino nella terra dei fuochi e che dopo aver evacuato i residenti, rinchiuderci l’intera classe dirigente di questo paese, lasciarci loro a nutrirsi dei prodotti di quelle terre, di bere l’acqua che fuoriesce dagli scarichi e respirare quell’aria, con cui hanno inteso avvelenare la povera gente. Oppure augurarci che nasca una sorta di guerriglieri tipo le Farc della Colombia, per estirpare questo cancro politico, istituzionale, industriale e mafioso dal nostro paese. Arrestarli non basta visto che fanno parte della casta e tra indulti e cancellazione dei reati, la fanno sempre franca. Per davvero questa gente merita la condanna a morte e farlo senza lasciarsi prendere da scrupoli, proprio come privi di scrupoli sono tutti loro.
Del paese del sole… del paese dell’amore… ne hanno fatto il paese della morte! Fare della più bella città del mondo un cimitero, una città che ha incantato l’universo intero con la sua musica, con le sue accorate canzoni, la patria di Enrico Caruso trasformata in un cesso, dalla ferocia di gente indegna di vivere, grida vendetta! Ed è un dovere dell’intera umanità fare giustizia di questi assassini!

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QUESTO TIPO DI POLITICA E’ DA CANCELLARE

La politica non riguarda i politici (se non per i privilegi che comporta) ma riguarda la popolazione che la subisce e da cui dipende la qualità della loro vita attuale e futura e quindi spetta alla popolazione dettare le regole, non come avvenuto finora esclusa da ogni e qualsiasi decisione che la riguarda. Se è vero che lo Stato è il popolo si rende necessario che questo non sia solo uno slogan pubblicitario o una parola vuota, ma questa verità venga dimostrata nei fatti. Troppe volte i politici mistificano le parole per ingannare un popolo, che si vuole mantenere nell’ignoranza.

Basta con l’ipocrisia, con le promesse non mantenute, che questi “sepolcri imbiancati” della nostra epoca adottano come vangeli, calpestando di conseguenza tutti quei valori di libertà, sollevati con la liberazione dai regimi: “Libertà, Eguaglianza, Fratellanza” calpestate senza ritegno in queste politiche di privilegi e menzogne. Questi valori sono stati sostituiti da “Cupidigia, Egoismo, Cecità”, condannando le nazioni alla decrescita economica e culturale. Queste sono ingiustizie che travolgono le democrazie svuotandole di ogni valore etico e trasformate in scatole vuote. Quel “realismo politico” che in realtà si traduce in “cinismo politico” alto non è che l’idolatria per il successo, che lava i peccati e li trasforma in oro, come dire che il fine giustifica i mezzi. Dovremmo chiederci, chi giustifica il fine perché ragionando allo stesso modo potremmo dire che: una rivoluzione giustifica il fine!

La commistione con i nuovi padroni (quelli che ritengono il sistema bancario e il gioco d’azzardo la stessa cosa), quelli che coi loro artigli vogliono depredare il pianeta, stanno promuovendo la dannazione del genere umano, se non la disintegrazione dello stesso pianeta. La classe politica dovrebbe essere condannata sia se colpevole di ciò che stava “consapevolmente” facendo con questa svendita ai mercati, ma anche se inconsapevole (non è ammissibile l’ingenuità a quei livelli) ed ora, a posteriori è persino incapace ad opporsi al saccheggio della nazione, nonché del nostro pianeta.

Cosa abbia spinto questi governanti a cedere la sovranità all’oscena avidità del potere finanziario, per davvero non si capisce se per deficienza o interessi venali. Fatto è che sono arrivati a svendere le nazioni che dovevano governare e dopo aver giurato sulla Costituzione di rispettarne le regole in essa contenute. Non risulta che nelle Costituzioni si consentisse ai governanti di turno, di cedere la sovranità alle banche mondiali, per cui è stato compiuto un vero e proprio crimine, dove lo schiavismo della popolazione viene definito progresso. Quando si leggono le spudorate cifre che si spartiscono queste “cosche” verrebbe voglia di ricorrere alle armi. E’ disumano l’arricchimento senza alcun limite di questa gente. Sono fuori da ogni logica le cifre che certi personaggi ricevono (vedi Marchionne che guadagna mille volte lo stipendio di un lavoratore o Profumo graziato con 40 milioni di euro da Unicredit, l’equivalente di mille anni di un lavoratore vero) quando ogni tre secondi muore un bambino per fame. Stanno cancellando il futuro degli abitanti della Terra, dove lo sfruttamento della classe lavoratrice pare sia l’unica via d’uscita da una crisi da essi stessi provocata. Nella loro vergognosa mancanza di morale, arrivano a proclamare che qualsiasi accenno di rivolta, da parte di chi non riesce più a vivere, sarà causa di aggravamento della “crisi”, quindi ad essere colpevolizzata è la vittima a cui vogliono legare anche le braccia. Secondo questa indegna classe politica la rassegnazione alla schiavitù diventa una virtù, una educazione civica. Purtroppo invece è una disperata, terrificante rassegnazione d’impotenza. Forse quello che frena da una sacrosanta ribellione, è la speranza dettata dalla saggezza popolare che recita: Non sempre ride la moglie del ladro!

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GIORNALISTI, SIETE DEI TRADITORI!
Perché (tranne qualche rarissima eccezione) non dite mai la verità! Siete vittime anche voi, oppure il potere vi ha comprati? Perché su questo mondo rovesciato, massacrato dalla violenza del potenti non alzate la voce? Perché dinanzi al terremoto provocato della distruzione del lavoro, dei diritti, della giustizia, della miseria in cui stanno gettando l’umanità chiudete gli occhi o vi schierate dalla parte di chi vorrebbe far passare questo scempio, come una catastrofe naturale, dalla quale non si può più uscire? Per davvero siete in buona fede? Dal vostro dissociarvi da chi li contesta sembrerebbe di no. Siete parte anche voi di questo pensiero unico? Per davvero siete convinti che lottare per un mondo migliore si è conservatori, mentre massacrarlo il mondo si è progressisti? Questi esseri che difendete, criticano chi vuole conservare il passato recente, ma sono pronti ad un ritorno al Medio Evo, bel progresso! Avete mai provato ad analizzare seriamente quel che questi moderni “padroni” stanno facendo all’umanità? Eppure sapete bene che non è stata globalizzata la civiltà ma esattamente il contrario di essa. La globalizzazione è servita solo ai nuovi “padroni della Terra” per trasferire tutte le risorse umane nelle loro mani, mentre la popolazione ha visto un peggioramento delle sue già precarie condizioni di vita. Il movimento dei No Global aveva capito in anticipo quali sarebbero state le conseguenze per gli esseri umani e hanno lottato fino a quando nel G8 di Genova, degli squadroni della morte, chiamate “forze dell’ordine” non sono riusciti, con un vergognoso bagno di sangue, a fermare la protesta di chi aveva a cuore le sorti della popolazione e della vita stessa del nostro pianeta. Sono stati usati contro i No Global i modi e le maniere dei più luridi dittatori della storia, coprendo di vergogna l’Italia! La nostra classe dirigente si è macchiata del più lurido dei crimini: soffocare con la violenza la libertà dei popoli della Terra, per favorirne la dissacrazione, da parte di questi insaziabili predatori. Quanti di voi hanno condannato questo crimine? E quanti condannano oggi questo “moderno” capitalismo finanziario che ha stravolto per sempre la natura del sistema economico della società, essendo questi speculatori animati da un solo scopo: il profitto? Nessuno né tra i giornalisti, né tra i politici o tra le personalità che “contano” si è mai alzata una voce contro.
A questo punto urge lanciare un appello a tutto il mondo: IL MONDO HA BISOGNO DI SOCIALISMO! Necessita che tutta la classe lavorativa del pianeta si unisca, per sotterrare definitivamente il capitalismo finanziario, e far riemergere i valori del LAVORO! E’ un sacrosanto dovere di chiunque possieda ancora una moralità, combattere questa guerra messa in atto contro il genere umano, una guerra tra le più feroci, dove ci ritroveremo con tre o quattro generazioni di persone alle quali è stata tolta ogni speranza di sopravvivenza. Schierarsi contro questi criminali è un dovere e questo vale soprattutto per i giornalisti, che devono tornare a fare giornalismo, tornare a dire la verità. Basta assecondare i carnefici, basta considerare “problemi astratti” quelli che vengono contestati, come se la miseria in cui stanno gettando le popolazioni, fossero problemi astratti e non la feroce realtà. Per un giornalista è un sacrosanto dovere quello di orientare l’opinione pubblica nel senso della giustizia e della libertà, per educarlo a questi valori. Deve aggregarsi con chi si fa carico di questi problemi, questo significa partecipare alla vita sociale! In caso contrario si tratta di viltà personale e tradimento della professione. Purtroppo molto spesso la stampa, si schiera contro la società civile accusandola addirittura di lesa maestà, quando osa criticare un alto personaggio, forse non si è accorta che la monarchia è morta con la seconda guerra mondiale. Il loro atteggiamento servile nei confronti dei potenti non è inquietante, è spaventoso! Significa far vivere nella nebbia le popolazioni, lasciando compiere alle loro spalle i più turpi abusi. E’ un mondo schifoso quello che questi mostri stanno realizzando e fa ribrezzo persino parlarne, ma dobbiamo parlarne invece, dobbiamo urlarlo, affinché rimbombi da un capo all’altro del pianeta, finché non si riesca a mobilitare le masse, per una ribellione planetaria dallo stato di schiavitù e tornare a vivere da uomini liberi.

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A EUGENIO SCALFARI
Dopo aver letto un editoriale di Eugenio Scalfari, dove afferma che in caso di una vittoria del M5S succederebbe una catastrofe, ci si chiede perché se ha sentito la necessità di denunciare questo pericolo, non abbia avvertito la stessa necessità per la “catastrofe umanitaria” già in atto, provocata dall’attuale sistema? A questo punto è logico pensare che il signor Scalfari, trova del tutto giustificate le politiche “anti-uomo” messe in atto dal potere finanziario. Trova normale il trasferimento della ricchezza dal basso verso l’alto, che la popolazione patisca la fame per ingrassare i banchieri, che la politica venga sostituita dalla finanza, che la ricchezza prodotta debba finire in poche mani privandone tutti gli altri e infine ritiene normale che il mondo sia diviso tra ricchi e poveri, fra sfruttati e sfruttatori.
Se le ricette del M5S sono irragionevoli, tanto più lo sono quelle imposte da questo sistema, perché non sono fondate sulla giustizia ma sulla violenza. Questi nuovi padroni annullano i sacrosanti diritti umani, per saziare la loro aberrante avidità, al di fuori delle leggi e della moralità, con questa degenerata forma di capitalismo finanziario. Come si fa a non condannare questa che, a tutti gli effetti è una mostruosità? A che serve l’informazione se non a denunciare le violenze e quindi difendere la popolazione dagli abusi di potere? Purtroppo non si è mai sentito nessuno tra gli organi di informazione, agire in questo senso. Non c’è mai stata alcuna condanna nei confronti di questi “taglia-teste” perché sono dei taglia teste! E il pensiero unico che tutto questo sia irreversibile quasi si trattasse di una legge divina, è raccapricciante! Si tratta di un assassinio globale signor Scalfari, commesso da questi dannati, che si sono autoeletti padroni della Terra.
Ci si aspettava dalla stampa un sostegno non una condanna, verso chi vuole combattere questo potere. La coscienza (se ancora esiste) dovrebbe augurarsi un rovesciamento di questo sistema e un ritorno alla normalità. Ci si aspettava incoraggiamento e solidarietà contro questo scempio, messo in atto da un pugno di dannati, che stanno trasformando il pianeta della vita in un inferno, quando senza di loro, potrebbe diventare un vero e proprio paradiso terrestre. Questi cannibali che distruggono ogni cosa che toccano, a cominciare proprio dalla terra, che bastava rimuovere e seminare, per avere uno sterminato mare di prezioso grano per sfamare l’umanità, che è la sola vera necessità per gli esseri umani, invece la uccidono, seppellendovi rifiuti radioattivi che regalano morte a chiunque vi passa vicino. Stanno togliendoci il respiro avvelenando anche l’aria e l’acqua che generosamente la natura, offriva in abbondanza alle sue creature. Ma di cosa stiamo parlando signor Scalfari? Gli uomini non sono venuti in questo mondo per ingrassare dei parassiti, non per foraggiare dei mostri, ma per vivere e godere delle bellezze che la natura ci ha messo a disposizione e che questi cavalieri della morte stanno distruggendo, noi abbiamo il dovere di difendere sia le nostre vite ma anche questo pianeta, per coloro che verranno dopo di noi, lo capisce questo?
Purtroppo abbiamo anche noi delle colpe, da sempre la prepotenza ha caratterizzato coloro che si ponevano al comando e neppure nella nostra epoca siamo riusciti a scardinare questa cosa, forse perché non siamo mai stati capaci di scegliere le menti migliori a cui affidare la guida della nazione, ma sempre chi era più bravo a ingannare. Questa è la tragica realtà! Ora tutti siamo consapevoli, che questo feroce sistema di sfruttamento dei popoli, che permette a dei parassiti di vivere sulle spalle dei lavoratori deve finire, necessita sostituire l’egemonia del capitale con l’egemonia del lavoro, porre attenzione ai servizi sociali e ai bisogni di chi produce, mettere l’uomo al disopra del profitto. Non esistono uomini di prima e seconda mano, ma Uomini! E’ il mondo intero che ci sta gridando aiuto signor Scalfari e qualcuno deve pur ascoltarle quelle grida!

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