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Archive for dicembre 2014

PREGHIERA DE NATALE

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Cor freddo, la neve er gelo,
venghi lo stesso giù dar celo.
Nella stalla manca tutto:
foco, cibo, sordi e letto…

però à fatte compagnia…
semo tanti sulla via!
E mentre pe tté è libbera scerta,
pé nnoi questa è violenza certa.

Si pe tté c’è ‘na raggione…
nasce drento a ‘na capanna,
pe nnoi ‘sta situazione…
è soltanto ‘na condanna!

‘Sti governanti ‘gnoranti e ladroni…
de noandri vonn’esse padroni!
Tutto s’enguatta chi commanna…
e alla fame ce condanna!

Semo stufi… pronti à scoppià…
ma nun sapemo da do’ comincià!
Co’ le bbone gnente è ottenuto…
Bambinello dacce ’n’aiuto!

Pija ‘na mazza…arza la voce…
Pur’à nnoi ce mettono ‘n croce!
Stavorta pupé ‘mpar’à campà…
èssi furbo, nun fatte fregà.

Le bon’azzioni vanno sprecate…
e l’aricambien’à sassate.
Hanno sempre vinto i ladroni…
pe ‘na vorta fà vince li bboni!

Se credono “dèi” e tutto er creato…
se lo stanno vennenno ar mercato!
Sprofonnali tutti ‘n fonn’all’inferno…
mostraje adesso che sei… er Padreterno!

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PROGRESSO O REGRESSO: THIS IS THE QUESTION…

Sentire questa sorta di…”picciotti” blaterare la necessità di cambiare le regole (che le società civili si erano date) con quell’assurda leggerezza, quasi si trattasse di scegliere la camicia da indossare quando purtroppo si tratta di cose gravissime, da cui dipende la qualità di vita di milioni di esseri umani, viene voglia di prenderli a calci, anche perché quell’insopportabile spocchia (che ne rivela l’abissale ignoranza) non si digerisce e fa salire la rabbia delle persone corrette (che per fortuna sono ancora la maggioranza) che però diventa sempre più difficile tenere a bada!
Questi buffoni si credono superiori alla popolazione che continuano ad ingannare, proprio perché nani, non arrivano a notare la differenza culturale che li separa.
Vengono i brividi nel vedere la nostra nazione nelle mani di questi clown (mancati), tant’è che parlano come si rivolgessero alla platea di un teatrino di periferia, invece che ai cittadini di una tra le più civili nazioni. Da ridicoli imbonitori parlano di crescita e tagliano i servizi. Predicano di sanare il debito e aumentano gli sprechi e i loro privilegi. Lamentano le evasioni fiscali e ne agevolano il trasferimento nei paradisi di compari, amici e conoscenti. Sbandierano la necessità di “ammodernare” cancellando il passato. Sollecitano i giovani a guardare avanti, quando davanti hanno un tunnel senza alcuna luce sul fondo.
Ci si chiede quale senso abbia la parola “modernità” per questi soggetti. Se per modernità si intende un ritorno al feudalesimo dove i “padroni” consideravano i “sudditi” animali da lavoro, perché è esattamente questo ciò che lor signori stanno facendo alla classe lavoratrice!
Ci spiegassero quanto moderno sia cancellare i diritti acquisiti. Quanto ci sia di moderno nel privare del necessario la classe lavoratrice e costringere quella media ad impoverirsi. Quanto è moderno tornare al caporalato, ad aumentare le ore lavorative diminuendo i salari. Quanto è moderno costringere la gente a lavorare in nero e senza misure di sicurezza e se muoiono o restano invalidi nessuno ne paga i danni. Quanto è moderno togliere i diritti a chi li aveva, piuttosto che estenderli anche a chi non li ha. Quanto è moderno l’esodo biblico di intere popolazioni, costrette a scappare dai paesi nativi, ridotti alla fame più nera da questi nuovi “dei degli inferi”, che con questa criminale invenzione della globalizzazione, intendono sottomettere gli abitanti del pianeta, formando un unico governo mondiale, dove pochi dannati (spaventosamente ricchi) si appropriano di ogni risorsa privando miliardi di esseri umani, persino dello stretto necessario per vivere.
Se è questa la modernità che vogliono imporci, se è questo il progresso cui aspirano, è sacrosantamente giusto rigettare non solo l’idea, ma coloro che intendono realizzarla.
Necessita tornare a vivere nel modo giusto, a rispettare la vita, gli uomini, la natura con tutte le sue creature. Basta con questo sfruttamento per lurido profitto, necessita tornare a prenderci cura di questa casa che ci ospita e conservarla intatta per i futuri inquilini. Necessita riappropriarci di quel mondo a dimensione umana, quando la guerra era missione di morte, non di pace come vorrebbero farci credere. Quando nessun vecchio veniva lasciato solo, quando la solidarietà abitava ogni casa, quando nessuno moriva per fame. Quando si lavorava la terra che generosamente ricambiava il favore, fornendoci tutte le cose (davvero necessarie) per vivere: cibo, acqua pulita e aria non inquinata.
Quando la sera ad illuminare le campagne e le nostre case erano la luna e le stelle, a cui i giovani confidavano i sogni e le prime emozioni d’amore. Quando la pioggia veniva a lavare le strade, i tetti delle case e dissetare le piante. Quando alzando gli occhi al cielo non si temevano i temporali ma ci si sentiva in armonia con l’universo.

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