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Archive for maggio 2014

HA PERSO L’ITALIA
Non abbiamo perso noi ma ha perso l’Italia!
Cari connazionali, riconfermare la fiducia a chi ci ha crocifissi, significa ritenere giusto essere governati da malviventi, che ci trattano come bestie da lavoro per farsi mantenere alla bella vita. Questi loschi individui rideranno allo stesso modo di come ridevano quei costruttori che brindavano al terremoto dell’Aquila.
D’ora in poi sono nel pieno diritto di continuare a depredare noi e il nostro paese e non osassero più lamentarsi gli italiani, di essere diventati schiavi moderni, sono essi a volerlo e qualsiasi ingiustizia sarà commessa contro loro, è stata autorizzata!
E’ perfettamente azzeccato quel detto popolare che recita: Lavare il capo all’asino, ci si rimette fatica e sapone.
Probabilmente si è sbagliato Darwin affermando che discendiamo dalle scimmie, noi italiani discendiamo dagli asini, purtroppo. Certo istruire dei somari non è interesse di chi ha fatto della politica un bel sistema per arricchirsi, per cui si adopera in tutti i modi per tenerli nell’ignoranza. E’ troppo comodo governare una massa di ignoranti piuttosto che uomini colti e preparati, ed è per questo che vengono allevati a televisione e campionati di calcio.
Non credo siano i pensionati (come pensa Beppe Grillo) ad aver votato per questi esseri, i pensionati hanno lottato una vita per migliorare le condizioni della classe lavoratrice, sono i giovani ad aver perso il coraggio di battersi, ad essersi lasciati spezzare le braccia, rintontoniti dal potere mediatico che li tiene sotto narcosi.
Forse un po’ di colpa l’abbiamo anche noi, non avremmo dovuto dargli spunti per attaccarci, rivelando le intenzioni di mandarli tutti a casa, li abbiamo allarmati ed hanno affinato le armi.
Sapevamo benissimo di quali armi erano in possesso, mentre noi eravamo armati solo di onestà e abbiamo fatto da esca, permettendogli di sparare ai passerotti con il cannone.

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IL PIANETA DELLA VITA

E’ terribile come i governi permettano che dei privati cittadini (nati come tutti gli altri e non figli di un dio diverso) possano accumulare ricchezze tali, che neppure se vivessero mille anni riuscirebbero a consumare. Questo oltre ad essere una ingiustizia sociale, è un insulto al creato, uno sfregio alla vita e un calcio all’umanità da parte di un pugno di assassini, che senza decenza e per pura follia, lasciano morire per fame milioni di altri esseri umani e solo per il sordido piacere di soddisfare una patologica ingordigia. I governanti permettendo questo scempio (sono essi a decretare le leggi a cui tutti debbono sottostare e dovrebbero essi impedire che ciò avvenga tramite leggi per l’appunto, che costoro sarebbero costretti a rispettare) si rendono complici di questi crimini contro l’umanità. E’ dal loro operato che deriva il benessere o la disperazione della popolazione che governano e quindi è su di loro che si addossano le responsabilità e le conseguenze. Ma l’immoralità di questi signori ha purtroppo la meglio sulle loro decisioni e l’orrore che ne consegue, ci fa capire di quanto siano inutili, dannosi e non all’altezza dei compiti. Per questo andrebbero processati unitamente a quei pazzi che gestiscono questo feroce sistema di capitalismo finanziario.
Necessita dichiarare guerra a questi capitalisti, che si sono impadroniti di un pianeta che nessuno ha lasciato loro in eredità: il pianeta Terra appartiene a tutti i nati e necessita ritornarne in possesso, con le buone o con la forza.
Dobbiamo unirci tutti insieme per lottare contro questo modo inaccettabile di gestione delle risorse economiche e alimentari delle varie nazioni. I governi devono imparare che non esistono uomini di prima e seconda categoria e non si deve permettere a nessuno di fare incetta dei prodotti della terra, nonché del capitale pubblico. Ad ogni essere umano vanno riconosciuti uguali diritti e a tutti indistintamente deve essere concessa la possibilità di potersi nutrire e procurarsi ciò di cui ha bisogno.
La natura non favorisce i ricchi, come purtroppo avviene tra i governanti, ma concede i suoi frutti generosamente a tutti, senza l’osceno uso che ne fanno gli uomini. Non porta a maturazione il grano per arricchirsi, né tantomeno per ingrassare i ricchi, ma per nutrire gli uomini tutti. Questa è la dimostrazione che pur non possedendo un cervello la natura è assai più intelligente di chi un cervello lo possiede.
Dobbiamo prendere ad esempio le altre forme di vita e smetterla, una volta per tutte, di violare le leggi della natura. Questo pianeta nasce per donare la vita, non per farla maledire.

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LA VOLPE LO SCIACALLO E IL CERVO

Ecco è stata questa l’impressione ricavata ieri sera dai tre personaggi politici intervistati a Bersaglio Mobile da Enrico Mentana.
Matteo Renzi non ha aggiunto nulla di nuovo alla sua visione politica (più volte dimostrata) di voler proseguire nella medesima direzione intrapresa dalla politica italiana e particolarmente dal proprio partito. Silvio Berlusconi ha riconfermato la sua abilità di imbonitore, mentre la vera novità è stato Alessandro Di Battista.
Ieri sera dopo aver cenato con un gruppo di amici, abbiamo deciso di vedere insieme “bersaglio mobile”.
I commenti alle parole del presidente del consiglio si sprecavano, mentre lo show di Berlusconi si commentava con ironia e amarezza. Quando è entrato in scena Di Battista immediatamente è sceso il silenzio nel mio salotto.
E’ stato incredibile come una ventina di persone per circa un’ ora, sia potuta rimanere nel più assoluto silenzio. Alcuni dei miei amici mi avevano espresso la loro diffidenza nei confronti del M5S ritenendoli non all’altezza del compito (impressione dovuta certamente alla mancata vera informazione, ma anche alla timidezza iniziale dei ragazzi, non avvezzi alle luci delle telecamere) che ne aveva danneggiato l’immagine.
Mentre il giovane Di Battista parlava avvertivo l’impressione che una finestra si fosse aperta e un fresco profumo di primavera avesse invaso la mia casa. La sincerità nelle sue parole si poteva toccare con mano e per davvero abbiamo provato la sensazione di aver trovato un amico vero, legato a noi da un vero e proprio sentimento di amicizia e affetto. Nulla in quel ragazzo ci appariva sbagliato neppure l’attività per la quale si batte e che purtroppo, abbiamo imparato a disprezzare.
Man mano che parlava vedevo lo stupore sul volto dei miei amici, mentre intorno non volava una foglia.
– E’ questa la politica come dovrebbe essere!- sussurra qualcuno e il consenso di tutti gli altri mi riempie l’anima di gioia.

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IL POTERE DELLE NOSTRE MANI!

Parole come “Comunismo-populismo–antipolitica” fanno paura solo ai politici corrotti, perché avvertono in esse il pericolo che la giustizia possa venire applicata per davvero, sconvolgendo i loro piani e costringendoli a rispondere dei crimini commessi.
Alle persone normali sono ben altre le parole che fanno paura. Sono la disoccupazione, la precarietà, la povertà e il terrore di un futuro divenuto nero. Fanno paura parole come “capitalismo potere-finanziario globalizzazione” in quanto ne provano sulla propria pelle gli effetti nefasti che hanno prodotto.
E’ ora che la classe lavoratrice capisca che il “capitalismo finanziario” è una vera e propria forma di assassinio legalizzato e va combattuto, se non si vuole contribuire al loro gioco e divenirne complice.
Dunque a questa categoria di sfruttatori non bastava aver rubato la vita ai salariati per arricchirsi, pagando (si e no) solo le prime due ore mentre li tenevano rinchiusi l’intera giornata, per quaranta lunghissimi anni, privandoli del piacere di godersi la gioventù, la famiglia e le bellezze del mondo che ci circonda. Questi “liberi” prigionieri che oltretutto dovevano persino ringraziare per il privilegio concesso, sono costretti addirittura, da questa immorale degenerazione istituzionale, a farsi mettere le catene per sopravvivere e trasformarsi (consapevolmente) in moderni schiavi.
La rabbia di chi è contro queste politiche assassine non è violenza, ma dolore! Un dolore disumano che non si può più sopportare e questa lurida classe dirigente osa definire “disordini” le legittime proteste a questa dannazione? Cosa si dovrebbe fare per essere in “ordine”, accettare passivamente ogni sorta di tortura? Esatto tortura, perché questa non è più violenza di stato, ma tortura di Stato!
Stanno creando un mondo, dove vivere è diventato un castigo, un incubo dal quale ci si vuole risvegliare, arrivando persino a puntarsi contro una pistola. Un mondo gestito da un gruppo di pazzi intenzionati a prosciugare tutte le ricchezze di cui questo pianeta dispone, lasciando morire per fame il resto dell’umanità.
Questi assassini, sostenuti da governanti senza scrupoli e la sordida complicità dei media, si prodigano nel convincere l’ingenua popolazione, a subire tutto questo come cosa buona e giusta. Purtroppo la popolazione ancora crede nelle favole e si lascia sacrificare come agnelli pasquali.
E’ compito delle tante persone intelligenti e oneste, che ancora sono la maggioranza, contribuire nello svegliare quella parte di popolazione, dal coma mediatico cui viene tenuta.
E’ un appello agli intellettuali, agli artisti, ai cantanti, a tutti coloro che hanno voce, di usare il potere della celebrità per migliorare la società in cui viviamo, di riappropriarci di quella umanità che ci stanno togliendo, di non essere egoisti occupandosi esclusivamente dei propri interessi, ma lottare per costruire un mondo giusto. Chiunque utilizza il potere delle sue mani esclusivamente per sé, delle sue mani ne ha fatto artigli!

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LA POLITICA CONTRA LEGEM

Inutile girarci intorno, i politici hanno smesso di legiferare leggi per promuovere contro-leggi. Un tempo la politica si occupava del bene comune oggi si occupa esclusivamente di sé stessa, per garantirsi privilegi e immunità dai tanti, troppi reati che commette.
In ogni “finta legge” che riguarda la comunità si nascondono contro-leggi o leggi-vergogna che favoriscono queste che si possono tranquillamente definire cosche, del resto cosa sono le cosche se non una ghenga dedita a rubare per arricchirsi?
Quello che è accaduto con la cosiddetta legge “svuota carceri” (legge 67/2014) approvata dalla camera con i soli voti contrari del Movimento 5 Stelle, Fdl e Lega, per tamponare l’emergenza del sovraffollamento, nasconde (tra le righe) l’ennesimo regalo alle mafie dai colletti bianchi, meglio conosciute come: personaggi istituzionali.
Alle spalle dei cittadini e nel silenzio tombale dei media, si spara contro le coscienze. Questa vergogna consente la sospensione del procedimento per una serie di reati economici e fiscali della casta, spianando una bella autostrada per continuare la predazione delle risorse pubbliche, alla categoria più lurida che mente umana possa concepire: le più alte cariche dello Stato!
Questi loschi personaggi privi di coscienza e senza scrupoli, tradiscono la fiducia di chi li ha posti alla guida del proprio paese e calpestano la Costituzione sulla quale hanno (sper)giurato.
Ora la mafia di Stato (reati tributari e societari quali il falso in bilancio, la corruzione tra privati e la bancarotta) a partire da oggi potrà chiedere la sospensione del processo e la “messa in prova” ai servizi sociali come avveniva solo per i minori. Altro che minori questi sono dei veri assassini, perché sono loro ad armare la mano di chi si suicida, non riuscendo più a pagare tasse ai limiti dell’usura, per mantenere sulle proprie spalle uno Stato che penalizza gli onesti e favorisce i disonesti.
Dunque nel nostro bel paese la legge vale solo per i contribuenti, ossia solo per la classe lavoratrice che col proprio sudore, mantiene queste cosche non solo alla bella vita, ma contribuisce (senza saperlo) alla disintegrazione della società, allo sfregio morale e materiale della popolazione più debole, all’umiliazione della democrazia e all’archiviazione della giustizia.
Il lavoratore ignora purtroppo, di esserne l’inconsapevole complice, di essere proprio lui a pagarli per farsi schiavizzare.
Nel nostro paese non si può combattere l’evasione fiscale ma si può incoraggiarla con queste leggi contra-lògica, che depenalizzano i reati e consentono corruzione, tangenti ed evasioni fiscali alla malavita dai colletti bianchi.
Basterà essere affidati ai “servizi sociali” per una durata massima di due anni e poi si è riabilitati, il reato estinto e possono indisturbati tornare felicemente a delinquere. Evviva!

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IL POPULISMO E’ FONDAMENTALE
La parola populismo così come viene pronunciata da chi ha interesse ad arricchirsi sulle spalle degli altri, sembrerebbe una bestemmia, però a bestemmiare sono proprio quelli che la dileggiano. Questi politicanti dimenticano che un popolo non è una massa di scemi, ma un insieme di uomini e donne del tutto simili ad essi, per questo si impone ne venga riconosciuta pari dignità. La classe dirigente deve prenderne atto e smetterla di ritenersi al di sopra degli operai, dei professori, degli artisti di cui si compone, finirla di considerarli sudditi da manipolare secondo i propri interessi e quelli del potere finanziario.
Il populismo nasce quando le democrazie smettono di essere democratiche, quando viene meno la libertà e l’uguaglianza, quando le disuguaglianze economiche deformano la politica fino a farne una nemica dei popoli. Naturalmente la gente ne percepisce l’ingiustizia e di conseguenza nasce la sfiducia verso queste istituzioni. Purtroppo questa sfiducia non favorisce ma danneggia la popolazione, che si allontana dalla politica lasciando in questo modo mano libera alle élite economiche e finanziarie, le quali influenzano i politici onde promuovere politiche favorevoli a loro e dannose per la classe lavoratrice, cosa che avviene ogni giorno sotto i nostri occhi. Come non accorgersi che i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri assai più poveri? Come si fa a non vedere che la ricchezza ha preso la strada dal basso verso l’alto? Come si può chiudere gli occhi dinanzi alla disintegrazione del lavoro, alla cancellazione dei diritti, alla precarietà dilagante, alla miseria che travolge in un vortice la classe lavoratrice, che affossa le piccole imprese e cancella l’intera classe media?
Il populismo ha il merito di opporsi alle decisioni nefaste di questo modo osceno di fare politica, di arginare la deriva oligarchica e porre un freno allo strapotere della finanza economica. Il populismo può servire a riportare la politica su posizioni più democratiche, a bloccare il pericolo atavico dei capitalisti, i quali con i loro enormi mezzi perseguono interessi particolari, che si scontrano con quelli delle persone comuni, con la logica e con la giustizia. Lo scopo del populismo non è l’antipolitica (come intendono inculcarci) ma restituire legalità alla politica tramite la ridistribuzione della ricchezza e riportarla al rispetto e all’uguaglianza dei diritti. Necessita smetterla con le parole d’ordine, con la vergognosa demonizzazione che ne fanno, in quanto la politica non può assolutamente favorire i ricchi danneggiando i poveri.
Populista è colui che intende combattere lo strapotere illegittimo, di quei pochi che hanno in mano le leve della vita economica e politica delle nazioni. I politici devono accantonare l’idea che le persone comuni per disinteresse, pigrizia o ignoranza, non sarebbero capaci di un autogoverno collettivo e avrebbero bisogno di essere guidate come un gregge di pecore. Non sono pecore ma continuando a volerle trattare come tali, si corre il rischio che un bel giorno decidano di dimostrarlo nei fatti e questo non dovrebbe augurarselo nessuno!
La classe politica deve imparare a difendere i valori fondamentali della democrazia: la libertà e l’uguaglianza e il populista può contribuire a farlo, promuovendo riforme che vanno in questa direzione. Il populismo è l’altra faccia della politica, una risorsa fondamentale per la democrazia, ora che la democrazia ha perduto la bussola in questo scenario globale, dove le disuguaglianze si estremizzano e si radicano sempre più. La nascita dei movimenti anti-oligarchici e anti-plutocratici è fondamentale per la sopravvivenza della stessa democrazia, forse proprio il populismo potrà salvarla.

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RESTIAMO UMANI!

La fotografia dell’uomo moderno non è quella rappresentata dal David di Donatello o dai bronzi di Riace, ma quella di un poveretto, incerto, precario, senza peso o radici che lo leghino alla madre terra, è sospeso nel vuoto come una foglia al vento. La forza e la bellezza hanno lasciato il posto ad una sorta di vegetale senza più un orizzonte, incapace di rialzarsi dalla terra dov’è stato gettato da questo moderno “capitalismo neoliberista”. Un capitalismo che non ha bisogno di uomini ma di animali da produzione e consumazione, ha necessità di avere esseri di fatica e bisogni, costretti a vendere la propria forza lavoro per sopravvivere. Per riuscirci questi moderni cavalieri della notte, hanno creato una fitta trama (sanzioni per i lavoratori, incentivi ai collaboratori e compravendita di politici e giornalisti) di riorganizzazione della società, delle imprese e delle istituzioni. Per realizzarla necessitava dunque scardinare le varie Democrazie, che permettevano un funzionamento eterogeneo delle istituzioni, delle regole, delle norme morali, religiose, politiche, economiche e intellettuali in un equilibrio di tolleranza fra politica e capitalismo. Esistevano due linee parallele: il cittadino con i suoi diritti inalienabili e il capitalista guidato dall’interesse. Questa modernità ha determinato uno squilibrio, una logica illogica nei rapporti umani sottomessi alla regola del profitto, con un effetto dissolutivo del mercato sugli esseri umani. Questa mercificazione degli uomini ha prodotto lo sconvolgimento delle tradizioni, delle radici, delle famiglie e della moralità e non tiene in alcun conto i diritti degli altri ma solo quelli individuali. E’ proprio questo il dispositivo che ha fornito alle attività economiche le “risorse umane” necessarie, ad aver prodotto anime e corpi adatti a funzionare nel circuito della produzione e del consumo, in un condizionamento delle menti che penetra fino al pensiero, lo accompagna, lo orienta, lo stimola, lo educa. Il potere non è solo arroganza ma si fa metodo per pilotare gli interessi. Fabbricare uomini docili nel lavoro, inclini al consumo, è stato il vero compito dei governi, compito necessario a formare e inquadrare i soggetti refrattari a questo tipo di esistenza.
Nel XX secolo le lotte per i diritti civili avevano limitato in modo significativo la logica accumulatrice del capitale e contrastato la concezione contrattualista degli scambi sociali. Lo scopo delle nuove pratiche di fabbricazione e gestione della classe lavoratrice è far sì che l’individuo lavori per l’impresa come farebbe per se stesso, sopprimendo così ogni distanza tra l’operaio e l’impresa che lo assume. Egli deve migliorare la propria efficienza, intensificare i propri sforzi, come se l’autocontrollo venisse spontaneamente, come se questa condotta fosse un’esigenza, un desiderio a cui non c’è modo di resistere. A ciò sono giunte le raffinate tecniche dei capitalisti che portano alla sottomissione umana. Queste nuove forme di sopraffazione sono impregnate della più sordida e classica delle violenze sociali, caratteristiche del capitalismo: trasformare il lavoratore in semplice merce.
L’erosione dei diritti, l’insicurezza instillata poco a poco nei salariati tramite il precariato, la facilità di licenziamento, l’indebolimento del potere d’acquisto, fino all’impoverimento di interi settori delle classi popolari, sono elementi che hanno rafforzato la dipendenza dei lavoratori dai loro datori di lavoro. L’annullamento delle protezioni e dei meccanismi di solidarietà collettiva, hanno permesso una disponibilità dettata dalla paura. Questo vergognoso indottrinamento con cui vengono preparati a sopportare queste nuove condizioni imposte, in modo che siano essi stessi a contribuire ad inasprire e cristallizzare questi feroci condizionamenti, sottoponendosi alle condizioni sempre più dure che essi stessi producono, è un vero e proprio crimine. L’apologia dell’incertezza, della reattività, della flessibilità, costituisce una rappresentazione coerente che favorisce l’adesione dei lavoratori salariati al modello del capitalismo, che viene presentato come luogo ideale di tutte le innovazioni, del cambiamento permanente, dell’adattamento continuo alle variazioni della domanda del mercato, della ricerca dell’eccellenza, della «perfezione». Viene così imposto al soggetto di conformarsi interiormente, con un lavoro costante su se stesso a questa immagine: deve badare costantemente a essere il più efficiente possibile, a dimostrarsi totalmente dedito al proprio lavoro, a perfezionarsi in un continuo apprendistato, ad accettare la maggiore flessibilità richiesta dai cambiamenti incessanti, imposti dal mercato: esperto di se stesso, datore di lavoro di se stesso, inventore di se stesso, imprenditore di se stesso. la razionalità neoliberista spinge l’io a mutare per rinforzarsi e sopravvivere nella competizione. In qualsiasi attività va vista una produzione, un investimento, un calcolo dei costi. L’economia diviene disciplina personale sotto il totale arbitrio naturalmente, di una gerarchia incaricata di manipolare psicologicamente queste categorie, che ne garantiscono il loro sfruttamento.

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